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"Si ricomincia": Padre Valerio scrive ai confratelli della Provincia

Padre Valerio Di Trapani
“Si ricomincia”

Oggi, 3 giungo 2024, inizia il nostro cammino insieme come consiglio provinciale e mi piace ospitare nel mio cuore le parole di Pietro, nel saluto iniziale della sua seconda lettera e proporle a voi, cari fratelli. L’augurio che Pietro rivolge a coloro che hanno ottenuto una fede preziosa, di grazia e pace donate in abbondanza da Dio, sono un incipit che ci riannoda ai nostri desideri più profondi. Cosa cerchiamo veramente in questi anni di cammino insieme? Cosa desideriamo più profondamente? Realizzare i nostri progetti? Raggiungere i nostri obiettivi? Sebbene i nostri desideri siano ammirevoli e preziosi, ciò che davvero rende sensato il nostro servizio alla Chiesa e alla Provincia, felice la nostra fraternità e lieto il nostro impegno apostolico, è la sua grazia che vale più della vita. (Sal 62) «Il Signore non realizza i nostri desideri ma porta a compimento le sue promesse», diceva Dietrich Bonhoeffer.

Noi del Consiglio Provinciale siamo stati scelti, chiamati, inviati a compiere un compito a servizio dei fratelli, per la loro gioia e soprattutto per quella dei poveri ai quali siamo inviati ad annunciare il Vangelo di Gesù Cristo. Del messaggio di Pietro, vorrei custodire due parole che condivido con voi: la prima è impegno. Pietro riconosce che i fratelli si sono impegnati molto e ciò ci fa capire che il Signore porta a compimento le sue promesse attraverso di noi e la nostra cura delle cose. Vuole avere bisogno delle nostre mani, del nostro impegno, di una carità sudata e faticosa. Il servizio alla Provincia ci chiede impegno costante al servizio dei fratelli, dei giovani e dei poveri, non dimenticando di aggiungere alla nostra fede la virtù (2Pt 1,5). Perciò l’impegno più grande che dobbiamo adempiere è accogliere con fiducia nel servizio costante e quotidiano, i doni di grazia, le virtù, che il Signore ci dona. Dobbiamo impegnarci a non opporre resistenza a Dio, impegnarci a radicarci in Lui, rimanere in Lui, perché egli compia la sua volontà in noi. Impegnarci ad affidarci totalmente a Lui e a fidarci di Lui.

La seconda parola è la conoscenza di Lui. Tutta la nostra vita è cercare il Signore e per noi del consiglio provinciale, è conoscere la sua volontà, cogliere tra le parole, i silenzi, la storia e le circostanze, il suo desiderio di amore per noi e per le persone che il Signore ci affida, per la vigna che siamo invitati a custodire. 

Siamo chiamati a cercare costantemente la sua volontà e interrogare lo Spirito affinché ci renda visibile la volontà del Padre e a non reagire alle circostanze con il nostro istinto che spesso è contrario al suo sogno d’amore per l’umanità. È necessario, per noi, saper fare discernimento che si realizza sempre alla presenza del Signore, guardando i segni, ascoltando le cose che accadono. Si fa discernimento nella vita e non tra i concetti. Il discernimento è quel processo spirituale per mezzo del quale si distinguono quegli impulsi spirituali che ci conducono a Dio e quelli che ci allontanano da Lui. Il discernimento spirituale evangelico, cerca di riconoscere la presenza dello Spirito nella realtà umana, il seme già piantato dalla sua presenza negli avvenimenti, nelle sensibilità, nei desideri, nelle tensioni profonde dei cuori e dei contesti sociali, culturali e spirituali. 

Discernere significa ascoltare la voce dello Spirito e confrontarsi con la storia e con le sue esigenze e sfide, soprattutto con quelle che riguardano le singole persone e la loro vita concreta, andando al di là delle astrazioni (cf Francesco, “Sul discernimento”, EDB, Bologna 2023, p. 18-20).

Ringrazio i confratelli che ho incontrato nelle Comunità locali nei mesi di aprile e maggio. Sono molto lieto per la generosità con la quale sono impegnati al servizio della Chiesa e dei poveri per l’annuncio del Vangelo. Dalle dieci comunità locali che ho visitato, ho raccolto un diffuso e generoso desiderio di servire Dio e la Chiesa. In particolare una sete di comunione fraterna e la voglia di impegnarsi in maniera più organica alla pastorale giovanile e vocazionale.

Mi viene in mente la Lettera Apostolica (Novo Millennium ineunte) di inizio millennio di Giovanni Paolo II che ci invitava a vivere una spiritualità di comunione, che è capacità di vedere ciò che di positivo c’è nell’altro, per accoglierlo e valorizzarlo come dono di Dio. Spiritualità della comunione che è saper «fare spazio» al fratello, portando «i pesi gli uni degli altri» (Gal 6,2) e respingendo le tentazioni egoistiche che continuamente ci insidiano e generano competizione, carrierismo, diffidenza, gelosie (cf NMI 43). Scegliere innanzitutto di volerci bene, apprezzarci, stimarci a vicenda, (cf Rm12,10) ci permette di svolgere la nostra missione in un clima sereno e di dare maggiore efficacia al ministero dell’evangelizzazione (cf C 21 § 2). Anch’io penso che deve crescere l’impegno delle comunità locali nel proporre iniziative di animazione vocazionale per giovani al fine di favorire una più diffusa cultura vocazionale. Spesso, lo scarso numero di giovani che incontriamo ci scoraggia e pensiamo che nessuno più sia interessato a rispondere alla chiamata di Dio a seguirlo nella via tracciata da Vincenzo de’ Paoli. La vocazione ha bisogno di un terreno buono perché possa attecchire e di una casa nella quale fare Eucarestia, ringraziamento e benedizione per la Parola ricevuta e il dono della fraternità. Il desiderio di appartenere ad una persona o ad una comunità nasce da una frequentazione feriale e una conoscenza graduale di quella casa alla quale si sogna di appartenere per essere felici. 

Le nostre case devono essere sempre più spazi capaci di quell’accoglienza cordiale e libera che fa crescere la vocazione sia di chi li abita che di chi li visita.

Cari fratelli, buon lavoro!

Padre Valerio, visitatore