Profilo di Padre Antonio Granata (1941 - 2025). Uomo umile e ottimo sacerdote evangelizzatore.

PADRE ANTONIO GRANATA (1941 – 2025)
Padre Antonio nei 18 anni in cui è vissuto in comunità è stato un confratello amabile e amato nella sua semplicità e nel suo desiderio di annunciare il Vangelo ai poveri. Il giorno del suo funerale gli ospiti e le persone presenti nella RSA Vigoni di Somaglia hanno più volte testimoniato con applausi la sua integrità di fede e la dedizione incondizionata all’ascolto di tutti esercitato nei due anni in cui è vissuto in mezzo a loro.
Il suo percorso vocazionale è stato particolare. Antonio, nato il 13 ottobre 1941 a Somaglia (LO), aveva frequentato la Scuola Apostolica di Verona e Scarnafigi. Era poi entrato in comunità il 1° ottobre 1962. Dopo aver compiuto due anni di seminario interno a Chieri, aveva emesso i voti triennali. Alla vigilia dei voti perpetui nell’estate 1967, non ritenendosi degno di accedere al sacerdozio lasciò spontaneamente la comunità. In questa decisione, che aveva sorpreso tutti noi suoi compagni, si rivelava la nota più profonda della sua persona: era umile.
Tornato in famiglia, non si è mai sposato e, e dopo aver raggiuto la laurea magistrale, ha esercitato la professione di maestro elementare. In questo lavoro – raccontava egli stesso – si faceva assegnare l’insegnamento nei paesini lontani sperduti nelle valli piacentine, là dove nessuno voleva andare. Quando poi a 66 anni è andato in pensione, ha chiesto di poter fare un’esperienza di vita comunitaria nella nostra comunità di Chieri. Durante questa esperienza prolungata i confratelli di casa si sono sempre dimostrati assai contenti di lui, sia per la sua semplicità di tratto e pietà, sia per lo spirito di sacrificio e di amore ai poveri, sia per la disponibilità al lavoro. Ed è durante questa esperienza di alcuni mesi che egli ha maturato la richiesta di rientrare in comunità.
Il Visitatore dell’epoca, vedendo che non aveva perso nulla dello spirito vincenziano, lo aiutò a maturare il progetto di concludere quel cammino vocazionale iniziato ed interrotto, che nel desiderio mai si era spento in lui. Dall’ottobre 2007 per un anno alcuni confratelli gli hanno rinfrescato i temi maggiori della spiritualità vincenziana e l’hanno introdotto alle Costituzioni, Statuti e Norme della Congregazione. Al termine di questo periodo, il 13 giugno 2008, giudicato idoneo per proseguire il cammino verso l’ordinazione presbiterale, ha emesso i proponimenti con il conferimento del ministero del Lettorato.
Poiché negli anni ’70, con l’intento di insegnare religione nelle scuole statali, egli aveva frequentato l’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Milano, si ritenne sufficiente questo percorso di studi per farlo accedere al sacerdozio. Gli fu chiesta un’integrazione di studio pastorale. Così, trasferito a Torino, ha frequentato tra il 2008-2009 alcuni corsi di morale e pastorale presso la Facoltà Teologica Salesiana. Il 12 dicembre 2009, padre Antonio fu ordinato prete nella parrocchia del suo paese natale.
Con lui la Comunità acquistò un ottimo sacerdote evangelizzatore. Destinato alla comunità di Udine nel 2009 vi rimase fino al novembre 2015, quando fu destinato a Como. A Udine si prodigò per la missione itinerante nei vari paesi dove veniva chiamato insieme ai confratelli. Non mancava mai di mandare brevi relazioni sul suo lavoro missionario. E per capire il suo zelo e la sua personalità non c’è di meglio che di riportarne qualche stralcio: “Ho celebrato – scriveva nel 2011 - tutte le festività a destra e a manca in modo meno imbranato dell’anno scorso, così ho potuto concentrarmi maggiormente sul Mistero. Che dirti? Lo Spirito ci conduce. Conduce le piccole comunità del Varmese, le quali corrispondono in piccolo numero a dire di alcuni; per me, rispondono in base alla conoscenza che hanno della Parola di Dio. Domeniche fa sono stato inviato in un piccolo paese al freddo e al gelo: erano dispiaciuti, perché il tecnico dell’impianto non era potuto intervenire per la riparazione. In compenso c’era tanto calore umano, tanta carica spirituale e voglia di essere comunità cristiana: bambini, adolescenti, giovani e adulti. Da anni si danno da fare loro, essendo senza prete. È Chiesa viva, grazie allo Spirito che riscalda e illumina. Ed io rendo sempre grazie. E anche nella celebrazione non manco mai di ringraziare per ogni cosa: non a nome mio, ma di Gesù il vero celebrante. E vedo che lo apprezzano molto il ringraziamento “in persona Christi” (si dice così?) ed è, per loro, incentivo per continuare e migliorare nella fede. Quindi tutto procede bene per quanto riguarda la nostra presenza attiva nel Varmese, sia secondo i fedeli, sia secondo il Vicario foraneo, il quale non manca mai di ringraziarci. E ancora ieri mi ha detto che la gente è contenta di noi e lui stesso lo è”.
A Como si è dedicato con zelo alle confessioni. Era molto apprezzato anche dai sacerdoti. Nei tempi liberi si occupava di piccole sistemazioni in casa e in chiesa. Lo occupava per molto tempo dell’anno la creazione del presepio in chiesa, che riteneva una forma di evangelizzazione popolare. A Como è rimasto per otto anni. Nel 2023, quando ormai il tumore cominciava ad appesantirlo nei movimenti e nella mente, chiese con insistenza di realizzare un ultimo sogno missionario: poter essere ricoverato presso la RSA di Somaglia per esercitare il sacerdozio tra i ricoverati. Proprio in quel luogo, dove grazie alle Figlie della Carità, aveva per la prima volta sentito la chiamata vocazionale.
Ottenuto il permesso, ha vissuto gli ultimi due anni di vita, malato fra i malati, seminando parole buone di consolazione e speranza. È morto giovedì 24 aprile 2025, giorno in cui - per strana coincidenza - si celebra la nascita di san Vincenzo. Al quale si sentiva affezionato e che ha cercato di imitare assumendo, nel corso degli anni, persino una certa somiglianza nei lineamenti del volto. È stato sepolto a Somaglia il giorno 26 aprile, nel giorno in cui a Roma, altra coincidenza, avveniva il funerale di papa Francesco.