"Prega per noi peccatori": il Rosario tra le mura del carcere di Tolmezzo
“Prega per noi peccatori…”
Quante volte, sgranando la corona del rosario in questo mese di maggio, abbiamo ripetuto questa supplica! Ci rivolgiamo alla Madonna, nostra Madre immacolata, perché si ricordi di noi, povere creature fragili e deboli, e perché interceda per noi presso l’Altissimo.
Questa invocazione alla santa Vergine si rinnova puntualmente ogni venerdì anche tra le mura del carcere di Tolmezzo. Alle ore 15 ci si raduna in una sala comune: i detenuti che vogliono partecipare al rosario settimanale vengono dalle loro celle, portando con sé la loro corona del rosario e il loro sgabello. Ci si siede formando un circolo e insieme si pregano i misteri dolorosi del Signore Gesù. A turno ogni detenuto guida la preghiera di un mistero.
La prima volta che ho partecipato a questo rosario non ho potuto fare a meno di commuovermi. La preghiera non viene “recitata”, meccanicamente o distrattamente, come accade anche nelle nostre assemblee, ma viene “vissuta” personalmente e con grande concentrazione. Ogni dettaglio qui vibra potente e risuona in un modo così profondo: “Gesù, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno…”, “Santa Maria, madre di Dio, PREGA PER NOI PECCATORI…”. Sì, qui ci si riconosce peccatori, non ci si nasconde dietro un’apparente rispettabilità, non si accampano meriti o credenziali, non ci si giustifica; con umiltà e semplicità si supplicano il perdono e la misericordia di chi solo può ridare speranza e sanare le nostre tante ferite.
E si prega anche per gli altri, per quelli che sono nella sofferenza e nel dolore. “Padre, preghiamo per quella famiglia, vittima dell’incidente”, “Padre, preghiamo per quei poveretti naufragati in mare”, “Padre, facciamo una preghiera per quelli colpiti dal terremoto”. E così quella stanza diventa un cenacolo di preghiera, un’oasi di pace e meditazione nel marasma quotidiano del carcere.
Al termine, dopo aver pregato l’Eterno riposo per i defunti e l’Angelo di Dio per i bambini più bisognosi, ci si ripara tutti sotto il manto della Madre nostra, pregando la Salve Regina.
Poi i detenuti si mettono in ginocchio, e a capo chino ricevono la benedizione dalla Santissima Trinità. Ci si saluta, ci si sorride, poi ognuno riprende il suo sgabello e ritorna nella sua cella e alla confusione di prima. Ma più leggeri e sereni di prima.
P. Claudio Santangelo C.M.
Cappellano della casa circondariale di Tolmezzo

L’immagine della Madonna col Bambino,
eseguita con la tecnica della piegatura del libro.
Grazie, Cosimo!
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