PIACENZA | Marcel e Charlie, della Vice-Provincia di Camerun sono stati istituiti Lettori

Omelia di Padre Valerio Di Trapani
in occassione del Ministero del Lettorato di
Marcel e Charlie
Piacenza 03 febbraio 2025
Con il salmo 118 preghiamo: “Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino”. Con questo
versetto del salmo vorrei fare un collegamento tra la festa che ieri abbiamo celebrato, quella della
Presentazione del Signore e la celebrazione odierna nella quale Marcel e Charlie saranno istituiti Lettori.
Infatti, nella liturgia di ieri, l’elemento della luce viene messo in rilievo, associandola alla persona di Gesù
Cristo che è “luce per illuminare le genti” (Lc 2,30).
I nostri fratelli, Marcel e Charlie, proclamando la Parola durante l’azione liturgica e annunziandola nella catechesi, saranno luce per tutti noi, riflesso di una luce grande, trasparenza di Colui che illumina e riscalda la nostra vita. È particolarmente importante il servizio a cui sono chiamati, attraverso il quale essi diventano voce di Dio stesso che parla al suo popolo radunato per ascoltare la Parola di vita eterna; infatti «quando nella Chiesa si legge la sacra Scrittura, Dio stesso parla al suo popolo e Cristo, presente nella parola, annunzia il Vangelo» (Ordinamento Generale del Messale Romano, 29; cfr Cost. Sacrosanctum Concilium, 7; 33). E oggi di questa Parola c’è tanto bisogno. Viviamo in un tempo in cui corriamo e divoriamo tante esperienze, sensazioni ed emozioni per fuggire da quella voce che dentro di noi ci chiede: che ne stai facendo della tua vita? Per chi e per che cosa vale la pena vivere? E immersi nel buio del non senso, troviamo una lampada che squarcia le tenebre e ci permette di vedere il senso della nostra vita.
C’è un bellissimo passaggio della Lettera apostolica Porta Fidei di Benedetto XVI al n. 10 scrive: “La ragione
dell’uomo porta insita l’esigenza di ciò che vale e permane per sempre. Tale esperienza costituisce un invito permanente, inscritto indelebilmente nel cuore umano, a mettersi in cammino per trovare Colui che non cercheremmo se non ci fosse già venuto incontro”. Papa Benedetto XVI ci ricorda che nel nostro cuore c’è un inspiegabile “invito permanente a mettersi in cammino” verso Dio. Potremmo metterlo a tacere, ma non riusciremmo mai a soffocarlo completamente. L’invito resterà sempre, come un punto vivo che c’infiamma. Questo desiderio/questa sete è’ un po’ la nostra croce e delizia, ma soprattutto è ciò che ci fa
veramente umani. Tutta la vita è un desiderio, una mendicanza di Dio, ha detto Benedetto XVI. È come se il
nostro cuore fosse stato progettato per questo incontro. A noi spetta solo una cosa: mendicarlo.
Carissimi, io, voi e tutti abbiamo bisogno che questa Parola ci sia consegnata sempre e abbondantemente,
perché quel mendicante che grida dentro di noi ha bisogno di Dio che sussurri al nostro cuore parole che
ricreano. Come il salmista nel salmo 27, anche noi preghiamo: “A te grido, Signore; non restare in silenzio,
mio Dio, perché, se tu non mi parli, io sono come chi scende nella fossa”.
Senza la Parola non viviamo.
Cari fratelli, questo lo comprendiamo meglio se frequentiamo la Parola di Dio contenuta nella Sacra
Scrittura. Siamo tutti invitati ad ascoltare, accogliere e meditare la Parola di Dio. Il Signore, che ci parla ogni giorno attraverso la sua Parola ha bisogno di ascoltatori attenti e umili. Esercitatevi ad ascoltare la Parola, imparando a prestare attenzione a tutti, a tutto e a ogni cosa. Non coltivate mai un atteggiamento di sufficienza, ma ponetevi accanto a tutti, ascoltando l’altro con interesse perché anche attraverso i piccoli e gli ultimi il Signore continua a parlarci. Egli comunica a noi negli eventi della vita, con le parole della Chiesa e con la bocca dei bimbi e dei lattanti. Occorre recuperare la meditazione: parla Signore, il tuo servo ti ascolta. La Parola, non perdendo il suo significato oggettivo, è parola riporta al soggetto che ascolta, è messaggio che cambia la vita di chi ascolta:
come la pioggia e la neve che incontrano la terra e la trasformano, così la Parola è efficace in chi la medita, custodisce e vive.
Non abbiate paura di proclamare la Parola di Dio: essa non ci è donata perché sia ingabbiata o nascosta, ma come la lampada va posta in alto perché illumini tutti. Fratelli miei, siete chiamati ad essere missionari, gente in uscita, il cui orizzonte non corrisponde ai confini della Parrocchia o al perimetro della sagrestia, ma è tutto il mondo a partire dagli ultimi e semplici. Siete inviati ad annunciare con la vita e la Parola che Dio ci ama e ha cura di noi. È ciò che ci ricorda la Beata Giuseppina Nicoli di cui oggi facciamo memoria: nasce in un paese della provincia di Pavia e ascoltando la voce del Signore si mette in cammino, per servire i piccoli e gli ultimi che riconosce i prediletti del Padre e alla scuola di Vincenzo li contempla signori, padroni e maestri. E nel lavoro di educatrice dei piccoli, che chiamerà Marianelli, i monelli di Maria, lei ha accolto la promessa d’amore di Dio che in lei si è realizzata per la salvezza dei poveri bambini della marina di Cagliari.
È la storia di Vincenzo de’ Paoli, che dopo aver ascoltato il grido di esultanza di un povero che gusta la
bellezza del perdono misericordioso di Dio, capisce che è chiamato ad essere missionario, annunciatore
della misericordia di Dio agli ultimi: nasce la Missione a Folleville.
Potremmo dire è l’invito che oggi Gesù rivolge all’indemoniato liberato: “Va’ nella tua casa, dai tuoi,
annuncia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te”.
Cari fratelli, come potremo annunciare la Parola se le nostre orecchie sono sorde, se i nostri occhi ciechi e le mani non riescono a toccare il Dio della misericordia che ci passa accanto. Il ministro lettore è colui che si lascia trafiggere dalla Parola, per mostrare i segni dell’amore avvolgente di Dio. Siate voi stessi Parola di Dio rivolta agli uomini: le vostre vite siano un libro aperto, testimonianza autentica della Parola che salva. Guarita la vostra sordità, sciolte le catene che vi imprigionano, il Signore continui a farvi urlare - ad un mondo sordo - la sua bellezza, quella che conquista il nostro cuore, quella stessa che i mandriani non riconoscono; per loro era più preziosa la vita dei porci che quella di un uomo.
Come nella vita della beata Giuseppina Nicoli traspare l’azione di Dio che ama i piccoli e i poveri, così
attraverso le vostre vite gioiosamente donate, manifestate allegramente il primato di Dio, raccontatelo a
tutti con la vita e se è necessario con le parole. Amen.