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Padre Vincenzo Manzo CM: una vita donata per gli altri - Missionario Vincenziano, 1935-2025

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P. Vincenzo MANZO, CM., Missionario Vincenziano, 1935-2025
[il ricordo di P. Mario Di Carlo CM]

Si è conclusa il 4 dicembre 2025 la lunga vicenda terrena di P. Vincenzo Manzo, al termine di un percorso di ben 90 anni vissuti, fino a pochi anni fa, nella piena attività del servizio che la Comunità gli aveva affidato. I miei ricordi personali cominciano abbastanza lontano. Eravamo pochi mesi prima del Natale del 1961, ero a Siena, frequentavo la terza media alla Scuola Apostolica quando ci fu comunicata la notizia che a Piacenza erano stati ordinati sacerdoti tre giovani, tra i quali anche il P. Vincenzo Manzo. Gli altri due erano i PP. Alessandro Pistoia e Silvano Ponticelli. Anche se non li conoscevo, fu motivo di grande gioia e di incoraggiamento nel cammino vocazionale.

Secondo momento del mio incontro con P. Vincenzo è avvenuto a Zagarolo nei primi anni settanta del secolo scorso. P. Vincenzo, superiore della Casa, io studente di teologia che cercava di dare un aiuto nella conduzione della Scuola Apostolica. Ben presto però P. Vincenzo fu trasferito a Tor Sapienza in servizio alla comunità impegnata nella conduzione della parrocchia. Lì ci si incontrava quando si portavano i ragazzi a vedere qualche film nella sala parrocchiale.

40 anni al servizio degli anziani

Gli incontri successivi avverranno in una nuova realtà. P. Vincenzo dal 1978 viene trasferito a Siena, dove è chiamato a svolgere dapprima un ruolo di aiuto alla gestione della casa di riposo per poi prendere, a partire dal 1980, l’incarico di direttore della stessa Casa. Qui passerà bene 40 anni della sua vita a servizio degli anziani, in una struttura che arriverà ad accogliere fino a quasi cento ospiti. E tale riuscita fu dovuta non solo a condizioni economiche favorevoli ma anche al modo di gestire la vita e i rapporti con gli stessi anziani, con il personale di servizio, con gli enti di riferimento nella società e con il contributo essenziale delle Figlie della Carità, che nel tempo vi hanno svolto diverse incombenze (infermeria, guardaroba, aiuto in cucina, portineria). In questi 40 anni sono capitato spesso nella nostra casa e sempre P. Vincenzo mi ha accolto con benevolenza, rilevando, bontà sua!, il mio volto sereno. Ma lo stesso stile lo aveva con tutte le persone che andavano a trovare gli anziani, ma anche i nostri Missionari, alcuni dei quali vi hanno passato gli ultimi giorni della loro esistenza, curati e assistiti fino all’incontro ultimo con il Signore.

Dopo circa 40 anni di permanenza a Siena, nel 2020 P. Vincenzo assieme agli altri Confratelli che costituivano la comunità locale, hanno dovuto traslocare per trasferirsi a Roma, Collegio Leoniano, proprio in coincidenza con lo scoppio dell’epidemia del Covid. Qui si è svolta l’ultima tappa della sua esistenza, segnata da un lento e progressivo deterioramento fisico che, tra alti e bassi, lo ha portato fino a vivere gli ultimi mesi in un entrare e uscire dagli ospedali, mentre gli era stata trovata una assistenza nella Casa Paolo VI a Firenze, gestita dalle Figlie della Carità. Il Signore lo ha così preparato all’incontro decisivo con Lui, che P. Vincenzo spesso elencava tra le cose che il Padre eterno non avrebbe fatto bene (citando in questo modo di dire una frase del P. L. Franci). Anche il mio ricordo trova così un compimento in questi 5 anni vissuti insieme nella stessa comunità del Collegio Leoniano, potendo costatare il progressivo avanzamento del male che lo aveva raggiunto, fino agli ultimi giorni, segnati da una particolare sofferenza che lo portava a reazioni forti, quasi impensabili in una fibra forte come la sua.

Un profilo umano, spirituale e missionario.

Da subito l’attività sacerdotale di P. Manzo ha seguito un suo particolare percorso: studi per completare il cammino formativo, in particolare anche quelli di psicologia; esperienza di aiuto nel campo della formazione, prima al Collegio Alberoni e poi a Zagarolo, poi alcuni anni trascorsi in parrocchia a Tor Sapienza. Quindi il passaggio decisivo a Siena dove, dopo un paio di anni, ha assunto la direzione della Casa di Riposo ‘Il Pavone’, che ha mantenuto per circa 40 anni. Sono stati anni importanti che lo hanno impegnato nel dover affrontare i tanti problemi giuridici ed economici per adeguare la struttura alle sempre impellenti richieste di una maggiore sicurezza, senza per questo dimenticare gli altri aspetti più umani. Ha saputo stare vicino agli anziani, fornendo loro tutto quanto poteva contribuire a rendere la loro permanenza la più serena possibile: dall’adeguamento dei locali alle esigenze di una buona vita d’insieme, con l’allestimento di sale di ricreazione fino alla creazione di una sala per la proiezione di film e di altre realtà utili all’intrattenimento delle persone. Ha saputo così creare una struttura funzionante sotto molteplici punti di vista, anche con il contributo delle Figlie della Carità e del personale laico, ma anche aperta al contributo di persone e di associazioni accolte per aiutare a creare un clima il più sereno possibile. Un ruolo importante e molto prezioso lo ha ricoperto Fratel Norino, che poi è stato molto vicino a P. Vincenzo negli ultimi anni, con tanta pazienza e umiltà.

Si può dire che P. Manzo ha vissuto in modo preponderante uno dei due poli del carisma e della spiritualità di S. Vincenzo: quello appunto della carità intesa nel senso più ampio di assicurare il miglior bene possibile alle persone in difficoltà, contribuendo a fornire e realizzare una vera e autentica dignità della persona. Non ha fatto molta evangelizzazione, anche se si è prestato per svolgere alcuni servizi di predicazione e di ministeri vari. Se S. Vincenzo diceva alle Figlie della Carità che ‘chi aveva servito i poveri non aveva nulla da temere al momento del giudizio davanti a Dio’, lo stesso si può dire per P. Vincenzo, anche se lui amava ripetere che la morte era una delle cose che Dio non aveva fatto bene. A lui possiamo riferire anche le parole che S. Vincenzo diceva nel 1645 ad un fratello moribondo della Congregazione: Non è contento, fratello, che la volontà di Dio si compia in lei? … Non vorrà mica, fratello, toglierci la speranza che non ci dimenticherà quando sarà in paradiso con il piccolo gruppo di missionari che vi sono già? Ci faccia la carità di dir loro la fiducia che abbiamo nelle loro sante preghiere perché ci ottengano dal nostro grande generale [Gesù Cristo] la grazia di compiere così bene la nostra missione quaggiù, da poter dire con umile fiducia nell’ora della nostra morte: Ho fatto quanto hai comandato, ora compi quanto hai promesso, ossia di appartenere alla missione del cielo, la quale è una missione di amore che durerà eternamente (SVit 10, 129).

P. Manzo è stato un uomo curioso, nel senso di desiderare di sapere, conoscere, informarsi. Era interessato a sapere anche le opinioni altrui. Questo lo ha mantenuto aperto e interessato a quanto accadeva attorno a lui, quasi fino agli ultimi giorni della sua vita, espresso a volte nel suo modo di dire: ma quello chi è, che fa, dove sta? Ora è nella condizione di poter comprendere tutto e di saziare così il suo desiderio di verità.