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Padre Valerio Di Trapani scrive ai missionari in occasione della solennità di San Vincenzo de Paoli

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Il Visitatore d'Italia, Padre Vlaerio Di Trapani, scvrive ai suoi confratelli in occasione della solennità di San Vincenzo de Paoli.

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Carissimi confratelli,  
la grazia del Signore sia sempre con voi! 

Sono lieto di scrivervi in occasione delle prossime celebrazioni della  Solennità di San Vincenzo de’ Paoli per rivolgervi i miei più sentiti auguri. In  questo anno giubilare dedicato alla virtù della speranza cristiana, vi invito a  guardare alla Chiesa e alla nostra Comunità non restringendo lo sguardo solo  sulle fragilità, sulle mancanze personali e comunitarie, ma orientando i nostri  occhi su Colui che è la nostra speranza e ci dona in sovrabbondanza la grazia  dove abbonda il peccato (Cf Rm 5,20; Rm 6,21).  

Alcuni giorni fa, con i confratelli venuti a Roma per un incontro  formativo, sono andato ad ammirare alcuni capolavori del Caravaggio: il  punto di osservazione scomodo, la incerta illuminazione, la presenza di altri  visitatori sono state alcune delle difficoltà incontrate. È bastato immergersi  silenziosamente nella contemplazione delle opere, per consentire alla  bellezza del soggetto di raggiungermi interamente. Se mi fossi soffermato  soltanto sui contrattempi e sulle mancanze, avrei perso l’essenziale. Anche le  nostre vite sono piene di errori, ferite e imperfezioni che non diminuiscono la  grazia di Dio che ci è stata data in dono. Vi invito, pertanto, a purificare lo  sguardo per contemplare lo Spirito di Dio che agisce su ciascuno di noi e di  vigilare per non essere né rigidi e inflessibili giudici di noi stessi e degli altri,  nostalgici dei tempi passati e neanche rassegnati spettatori del declino. Il  Signore è generoso sempre, ieri e oggi e continua ad affidare la sua vigna  anche alle mani laboriose e ai cuori ardenti della Piccola Compagnia perché questa sia curata con generosità, con il sostegno che lo Spirito ci dona largamente. 

Fratelli miei, urge riprendere consapevolezza delle parole di Paolo:  «non trascurare il dono che è in te e che ti è stato conferito, mediante una parola  profetica, con l'imposizione delle mani da parte dei presbiteri» (1Tm 4,14).  L’apostolo scrivendo che è necessario "non trascurare" vuol dire che il dono  può deperire e che va curato perché vivo, in quanto dono del Dio vivente e  datore di vita. Un’altra parola di Paolo ci ricorda che il dono deve essere  ravvivato: «ti ricordo di ravvivare il dono di Dio che è in te» (2Tm 1,6).

Il verbo ravvivare, che è reso con il greco anazopourein, andrebbe più correttamente  tradotto in riaccendere. Vi è sottesa la metafora del fuoco che rischia di  spegnersi e che va continuamente riattizzato. In effetti il dono da ravvivare è  una fiamma accesa dallo Spirito dell'amore, un fuoco che deve ardere, ma non  consumarsi e, quindi, bisogna alimentarlo in continuazione, tenendo sempre  viva la fiamma del dono. 

Il nostro Progetto Provinciale riporta i cinque fuochi da ravvivare,  perché sono il dono che il Signore ha voluto suscitare in noi mediante il suo  Spirito. Ci è stato dato un carisma, un’autentica grazia da offrire alla Chiesa;  pertanto i cinque fuochi da ravvivare: la relazione con Dio nella preghiera, la  missione evangelizzatrice, il camminare con i poveri, la vita fraterna e  accogliente in comunità e l’accompagnamento vocazionale non saranno un  compito spiacevole da svolgere, né un peso da sopportare, né una medaglia  da mostrare, ma una grazia elargita gratuitamente e ricevuta con stupefatta  riconoscenza che siamo invitati ad esercitare per la nostra gioia piena.  

Papa Francesco nel messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale del  2019 ci ricordava che siamo sempre «una missione; tu sei sempre una missione;  ogni battezzata e battezzato è una missione. Chi ama si mette in movimento, è  spinto fuori da sé stesso, è attratto e attrae, si dona all’altro e tesse relazioni che  generano vita. Nessuno è inutile e insignificante per l’amore di Dio. Ciascuno di  noi è una missione nel mondo perché frutto dell’amore di Dio». Il Santo Padre  usava il verbo “essere” invece che “fare” per sottolineare che siamo noi stessi  una missione più che operatori di un servizio religioso o pastorale; ciò ci  permette di cogliere che la nostra stessa vita, abitata dalla sua grazia, è dono  da donare generosamente.

Romano Guardini afferma che «quando un uomo  nasce gli viene donata una parola: non è solamente una capacità o un’attitudine  ma è una parola. Questa parola è detta dentro se stessi. Essa è sia forza che  debolezza. É un incarico e un dono. É una sicurezza, una protezione e un  rischio». Ognuno ha ricevuto in dono una parola che in noi ha preso carne e  attende di essere realizzata attraverso la nostra vita: «voglia il Cielo che tu  possa riconoscere qual è quella parola, quel messaggio di Gesù che Dio desidera  dire al mondo con la tua vita. Lasciati trasformare, lasciati rinnovare dallo  Spirito, affinché ciò sia possibile, e così la tua preziosa missione non andrà  perduta. Il Signore la porterà a compimento anche in mezzo ai tuoi errori e ai  tuoi momenti negativi, purché tu non abbandoni la via dell’amore e rimanga  sempre aperto alla sua azione soprannaturale che purifica e illumina». (GE 24) 

Cari confratelli, vi invito a vivere onestamente e concretamente la  parola che il Signore vi ha donato, vigilando su voi stessi e lasciandovi  trasformare e rinnovare dallo Spirito. Aver cura della nostra vita presbiterale  è avere cura della Chiesa. San Vincenzo de’ Paoli in una conferenza, partendo dalle virtù di P. Adriano Bourdoise, iniziatore della comunità dei preti di Saint Nicolas-du-Chardonnet, ricordava ai confratelli che «dai sacerdoti dipende la  fortuna del cristianesimo; perché se i parrocchiani vedono un ecclesiastico  buono ed un pastore caritatevole, l’onorano, seguono i suoi richiami e cercano  d’imitarlo». (SVit XI,7) 

Il prossimo 29 novembre, David Gall pronuncerà i voti presso la  Parrocchia S. Maria Immacolata e San Vincenzo de’ Paoli e Antonio Alsalha il  26 settembre nella Chiesa del Collegio Leoniano, come già vi ho scritto, farà i  proponimenti. Sono dei doni che il Signore ci ha voluto consegnare e che  siamo chiamati a custodire perché la loro vita sia una missione nella Chiesa.  Vi invito a pregare incessantemente (Lc 11,5ss; Lc 18,1) per loro, per la nostra  Provincia affinché il fuoco del carisma vincenziano sia sempre ardente e  perché ci doni sante vocazioni vincenziane. Occorre pregare sempre,  incessantemente e Sant’Agostino ci spiega come fare: «Se non vuoi  interrompere di pregare, non cessare di desiderare. Il tuo desiderio è continuo,  continua è la tua voce. Tacerai, se smetterai di amare. Tacquero coloro dei quali  fu detto: «Per il dilagare dell’iniquità, l’amore di molti si raffredderà» (Mt 24,  12). La freddezza dell’amore è il silenzio del cuore, l’ardore dell’amore è il grido  del cuore. Se resta sempre vivo l’amore, tu gridi sempre; se gridi sempre, desideri  sempre; se desideri, hai il pensiero volto alla pace» (Sant’Agostino, Esposizioni  sui salmi, Sal 37).  

Cari fratelli, amiamo la Chiesa e la nostra Comunità! l’amore ardente  per tutto, tutti e ogni cosa è preghiera incessante generatrice di grazia. Affidiamo a San Vincenzo de’ Paoli la nostra vita presbiterale, le nostre  fragilità e soprattutto i doni che il Signore ci ha abbondantemente elargito,  affinché piuttosto che sotterrarli e nasconderli possiamo metterli a frutto con  il dono di noi stessi alla Chiesa, alla Comunità, ai poveri e ai giovani. Tanti auguri a tutti e state lieti! 

Vostro fratello in Cristo e San Vincenzo. 
Padre Valerio Di Trapani, Visitatore d'Italia 

Roma, 27 settembre 2025 
Solennità di San Vincenzo de’ Paoli