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Padre Giovanni Razzu CM (1934-2024): un missionario amabile

PADRE GIOVANNI RAZZU CM 1934-2024 UN MISSIONARIO AMABILE

Ce l’aveva nel sangue, la missione. L’amava e l’ha vissuta in pienezza, anche quando la malattia lo ha costretto a fermarsi in Italia. E mettersi a riposo. Il suo cuore era là, nella regione di Ranotsara, Analavoka e Isifotra, nel cuore più povero del Madagascar tra la tribù dei bara, ultima tappa della sua lunga attività missionaria. Anche quando nel 2016 l’ictus gli ha tolto l’uso della parola ed è stato ricoverato, ha conservato sempre la speranza di ritornarvi, con le valigie pronte sotto il letto con la scritta: “Padre Razzu, Madagascar”. Vi era partito fortuitamente, perché ha sostituito padre Toscani che si era ammalato. 

Così padre Razzu è partito il 7 novembre 1962, quasi due mesi dopo i primi tre (padre Dusio, Strapazzon e Stanta). La sua permanenza in Madagascar è durata ben 54 anni ed iniziata all’indomani della sua ordinazione presbiterale, avvenuta il 17 marzo del 1962.

Padre Razzu era un personaggio dalla parola esuberante che ti inondava con i suoi racconti, anche se sovente per la fretta di dire si ingarbugliava. E non diversamente erano i suoi scritti: sempre rigorosamente a penna che si attorcigliavano intorno ad ogni spazio libero di lettera. Estroso nel raccontare le storie che gli capitavano, avvinceva. Gli era naturale e un po’ se n’era esercitato fin dal seminario con suo fratello Peppino, che ci sapeva fare con il teatro. Da qui la sua abilità nello stabilire rapporti schietti con chiunque.

Nei villaggi disseminati nei vasti territori della savana, al suo arrivo, segnalato con prolungati suoni di clacson della sua Toyota, si radunavano tutti e lo accoglievano come fosse un re. Lui si sentiva solo un padre: li ascoltava, li incoraggiava nelle loro disgrazie, distribuiva qualche fanafody (medicina) e ne condivideva la povertà facendosi povero come loro, pagani o cristiani che fossero. Non amava le formalità e ognuno si sentiva a proprio agio con lui. Sapeva adattarsi ad ogni circostanza, senza badare a se stesso o alle proprie comodità. Sempre conciliante, mai duro o freddo. Chiunque lo incontrasse si sentiva accolto. Era innato in lui la caratteristica di stabilire rapporti buoni con tutti poiché da lui emanava una simpatia che conquistava. La gente lo cercava. Si confidava con lui. Trovava sostegno. Riusciva ad animare tutti i ceti delle persone, dagli anziani fino ai bambini. Era sempre allegro e, nei momenti di svago o di comunità, allietava il gruppo con l’armonica a bocca che aveva imparato a suonare da bambino.

Aveva incarnato lo stile vincenziano in modo quasi perfetto. Si muoveva in ogni cosa con semplicità e umiltà, affabilmente. Si sobbarcava di lavoro missionario per incontrare i cristiani nei villaggi sparsi nella brousse senza badare a fatica. Chi lo ha conosciuto da vicino ha testimoniato: “Era proprio buono, mite e condiscendente. Con lui si stava volentieri. Anche nei rapporti con i confratelli non l’ho mai visto contrariarsi per qualche diversità di opinione né innervosirsi con qualcuno”.

Era nato a Martis (Sassari), il 5 marzo 1934. Rimasto orfano del padre, ucciso dai nazisti mentre lavorava la terra, ha frequentato gli studi a Scarnafigi (1947-1953) e nel 1953 è entrato in comunità. Dopo il Seminario Interno, gli studi liceali a Chieri (1953-1958), quelli teologici a Genova (1958-1960) e a Torino Seminario San Vincenzo (1960-1962) è stato ordinato presbitero nella Chiesa della Visitazione a Torino. Svolse il suo ministero a Betroka, dove rimase per 10 anni e costruì la prima nuova chiesa. Poi dal 1973 è stato missionario nei villaggi della brousse prima da Ihosy e poi da Isoanala nei settori di Ranotasara, Iakora, Sakalalina, Sahambano. In questo periodo si occupò particolarmente dell’Associazione “Famiglia della Madonna” di padre Lupano. 

Nel 1979 ritornò nel sud della Diocesi, a Isoanala. Dal 1981 per 10 anni fu scelto dal P. Generale come Direttore delle Figlie della Carità in Madagascar e fu mandato a Fort-Dauphin (Tolagnaro). Nel 1991, al termine di questo mandato, riprese il suo posto a Isoanala. Nel 1995 fu destinato nuovamente a Ranotsara, e nel 2009 iniziò due nuovi centri missionari: prima ad Analavoka con l’arrivo delle Suore Francescane di Palagano e qualche anno dopo, a Isifotra, con le Suore del Getsemani di padre Manzella. Aveva ancora tanti progetti missionari per questa zona. Nel luglio 2016 si trovava in Italia par il suo periodo di riposo, ebbe un crollo improvviso di salute. Era in Sardegna quando, il 15 luglio 2016, moriva a Torino padre Carlo Visca. Alla notizia della morte partì per Torino, arrivando con qualche ora di ritardo, quando i funerali erano stati fatti e la salma era già in viaggio verso Udine. Ma la stanchezza del viaggio, l’emozione e il dolore di questa separazione fu tale che si sentì mancare e dovette essere ricoverato d’urgenza. Un ictus aveva creato un danno cerebrale alle aree che controllano il linguaggio; così ha perso la capacità di esprimersi verbalmente. Ciò che ha aumentato la sua sofferenza è stato che sentiva e capiva tutto quello che capitava intorno, ma non riusciva a rispondere. Nonostante tutti i trattamenti logopedici non ha potuto riacquistare la parola.

Non si è scoraggiato e ha portato la sua croce con il la missione del Madagascar nel cuore. Ricoverato presso la Casa di Cura San Vincenzo vi ha dimorato per otto lunghi anni di parziale isolamento fino alla morte sopravvenuta il 6 maggio 2024

È stato sepolto a Martis, suo paese natale, lasciando in eredità una testimonianza di fecondo zelo missionario. 

Ufficio Comunicazione
Provincia d'Italia