Omelia di Mons. Nélio P. Pita, CM in occasione dell'Ordinazione Diaconale di Padre David Gall, CM

Il 24 gennaio 2026 presso la Parrocchia San Vincenzo de Paoli a Tor Sapienza (RM), la Provincia d'Italia ha vissuto un momento di grazia: l'Ordinazione Diaconale di Padre David Gall C.M - Regione UNgheria, per l'imposizione delle mani di S. Ecc. Mons Nélio P. Pita, Vescovo ausiliare di Braga.
Desideriamo condividere con voi l'omelia del Vescovo in occasione dell'Ordinazione.
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Carissimi confratelli
stimati fratelli e sorelle,
Abbiamo appena ascoltato il racconto della chiamata dei primi apostoli, i fratelli Simone Pietro e Andrea, seguiti da Giacomo e Giovanni. San Matteo riferisce che erano semplici pescatori. Non appartenevano all’élite sociale o religiosa, né erano particolarmente devoti o intelligenti. Erano soltanto uomini, lavoratori del mare che, in modo inaspettato, furono chiamati dal nuovo Maestro e, senza esitazione, lasciarono le vecchie abitudini di lavoro e la famiglia per seguire colui che si presentava con autorità.
I racconti della vocazione dei discepoli sono stati immortalati da grandi pittori nei secoli. In molte di queste immagini si può vedere la sorpresa e lo stupore sui volti dei discepoli. Essi vengono chiamati per nome. Sono sfidati a lasciare tutto. La presenza di Gesù trasforma la vita degli eletti. Dopo quell’incontro inaspettato, la storia prende un’altra direzione. Sono chiamati a una nuova missione che non ammette indugi, né è compatibile con altri stili di vita.
Anche oggi il Signore, attraverso la Chiesa, continua a chiamare. Il rito dell’ordinazione inizia con la presentazione del candidato. Come i discepoli sul mare di Galilea, il candidato viene chiamato per nome e, di fronte alla chiamata, risponde «eccomi». Si mette a disposizione del Signore per essere inviato in missione.
Caro Dávid, è motivo di grande gioia essere chiamato dal Maestro. Per questo siamo qui, in atteggiamento di ringraziamento, come una famiglia plasmata da un carisma, per celebrare e confermare la tua vocazione. Ricorda che l’elezione comporta una grande responsabilità e il primo dovere dell’eletto è seguire il Maestro. Perciò, la chiamata del Signore si ripeterà, una e più volte, lungo la tua vita, soprattutto quando, per vari motivi, ti allontanerai da Lui. Cerca di essere attento alla sua voce e rimani vicino a Lui. Ricorda: seguirlo significa cercare, con tutti i mezzi, di restare al suo fianco per essere come Lui, poiché, come ha affermato il Papa Leone XIV, «ogni vocazione nella Chiesa nasce dall’incontro personale con Cristo. (…) Prima di ogni impegno, prima di ogni buona aspirazione personale, prima di ogni servizio sta la voce del Maestro che chiama: «Vieni e seguimi» ( Mc 1,17) (8/12/2025)
Il nostro caro fondatore, più volte, ha insistito sulla necessità che i missionari imitino Gesù. Al giovane missionario che si preparava a diventare superiore di una comunità, San Vincenzo ricordava che «è necessario che Gesù Cristo lavori con noi, o noi con Lui; che agiamo in Lui, ed Egli in noi; che parliamo come Lui e con il suo spirito, così come Lui era nel Padre e predicava la dottrina che aveva ricevuto da Lui».[1]
In effetti, l’esercizio della diaconia sarà pienamente vissuto solo se sarai rivestito dello spirito di Gesù Cristo. La pratica delle cinque virtù è una garanzia di fedeltà al Signore che ti ha chiamato. Esse disegnano in noi i tratti di un modo di essere conforme al modo di essere del divino Maestro. Vivendole assumiamo una nuova identità che sei chiamato a incarnare, in particolare dopo l’ordinazione. Non sottovalutare questo patrimonio spirituale, non stancarti mai di approfondirlo. Rendilo luogo di preghiera e fonte di ispirazione per l'azione missionaria.
In secondo luogo, Egli ti ha scelto per essere, con Lui, pescatore di uomini. Essere diacono significa continuare la missione del Figlio di Dio, in un determinato tempo e luogo. Anche tu andrai di città in città, con la libertà e lo zelo di un missionario, per annunciare la Buona Novella, in particolare ai poveri e agli emarginati, un annuncio che si tradurrà in gesti concreti – non solo parole, ma gesti, azioni, perché il mondo ha più bisogno di fatti che di discorsi.
Sarai veramente felice se abbraccerai questa vocazione con totalità. Quanto è bello poter ripetere, come raccomandava il nostro fondatore: «Misit me evangelizare pauperibus (Mi ha inviato ad annunciare ai poveri). Non ci sentiamo anche noi felici di essere nella Missione con lo stesso fine che ha spinto Dio a farsi uomo? E se si chiedesse a un missionario, non sarebbe per lui un grande onore dire come il nostro Signore: Misit me evangelizare pauperibus? Sono qui per catechizzare, istruire, confessare, assistere i poveri. E che cosa implica questo modo di vivere come quello di nostro Signore, se non la nostra predestinazione?» [2] David, ricorda che «essere pescatore di uomini» è un ministero che richiede totale libertà e disponibilità. Chiedi al Signore questa grazia perché tu possa esercitare degnamente il ministero della diaconia che Dio ti ha affidato.
Per concludere, meditiamo sul fatto che questo lavoro missionario deve essere svolto all'interno di una comunità. Come ha affermato recentemente Papa Leone XIV, «essere fedeli alla comunione significa in primo luogo superare la tentazione dell’individualismo». (8/12/25). In realtà, il Signore ha scelto un gruppo di fratelli e non sarà stato per caso. Egli aveva come scopo la formazione di una nuova fraternità basata non sul sangue o sulla razza, ma sulla professione di una sola fede. Con il battesimo formiamo un corpo, una fraternità che si estende oltre i confini di un paese e di un continente, una comunità capace di testimoniare l’unità «in un mondo lacerato da tante divisioni». Ora, come diacono, sii promotore dell’unità, secondo la raccomandazione dell’apostolo San Paolo che abbiamo ascoltato nel brano che è stato proclamato. Rimani unito, soprattutto nei momenti di prova, al tuo legittimo superiore, alla comunità che ti ha generato, al popolo di Dio ed in particolare ai poveri, che sei chiamato a servire. Non separarti dai tuoi fratelli, «nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia», anche quando i segni del mondo indicheranno un’altra strada. Rimani saldo e il Signore ti ricompenserà con gioia e pace.
Carissimi giovani, permettetemi adesso un pensiero anche a voi. Il Signore è passato accanto a David intento a rassettare le reti, a sognare un futuro felice, a costruire una vita nella sua città, Oradea e non pensava minimamente, di essere oggi qui, a Roma, in questa Chiesa a stendersi per terra per consegnarsi totalmente al Signore a servizio di Dio, della Chiesa e dei poveri. Il Signore ha cambiato i suoi piani, li ha estesi all’infinito, ha allargato i suoi orizzonti rendendolo pienamente felice! Il Signore che si è fatto accanto a Simone, Andrea e David, oggi passa accanto a voi. Non lasciatevi catturare dalle reti, abbiate il coraggio di lasciarle e di seguire Cristo, l'evangelizzatore dei poveri. Lasciatevi contagiare dalla passione di Vincenzo de' Paoli. Il mondo ha bisogno di uomini e donne capaci di mettere al centro Cristo, la Comunità e i poveri. La Chiesa ha bisogno di persone libere e quindi gioiosamente consegnate.
Caro David, il Signore, che ti ha chiamato ad annunciare il Vangelo nella Congregazione della Missione, ti renda, per intercessione di San Vincenzo de' Paoli e della Beata Vergine Maria Immacolata della Medaglia Miracolosa, strumento di carità in questo mondo, in particolare verso i più poveri e gli emarginati.
+Nélio P. Pita, CM
[1] Cfr. I consigli ad A. Durando, SVP, XI, 235-241.
[2] SVP, XI, pp. 33-34.