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LIVORNO | L'esperienza di Anifo, seminarista vincenziano: «una fiamma di carità riaccesa»

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LIVORNO: UNA FIAMMA DI CARITÀ RIACCESA

Il 22 dicembre dell’anno 2025 siamo andati a Livorno, il mio compagno Jean Phister e io, per le vacanze di Natale. Vennero a prenderci alla stazione i padri Francesco e André. Appena uscimmo dalla stazione, la soave brezza del Mediterraneo ci diede il benvenuto.

Rimasi poco a Livorno, però è stato tempo sufficiente per meravigliarmi. Non solo per l’atmosfera natalizia — cioè l’ambiente, le luci e le decorazioni tipiche del periodo, che suscitano quella sensazione di spirito natalizio — né soltanto per la bellezza e la tranquillità di quella città che si estende lungo la costa del Mediterraneo. No, non solo questo mi ha colpito. La bellezza che mi ha meravigliato è un’altra, quella che non si esprime con le decorazioni e che si è manifestata in due momenti.

Il primo momento è stato l’esperienza del fare comunità. La convivenza e la condivisione mostravano chiaramente che quella è una comunità davvero coesa. Anzi, la comunità non si vive soltanto, si celebra, come dice lo slogan della casa: “Festeggiamo”. Vivere in comunità è un’occasione di festa e di gioia: gioia per stare insieme e condividere la vita, ma soprattutto per il grande dono di Dio che sono i fratelli.

Il secondo momento è stato a Quercianella, dove si trovano le Figlie della Carità. Lì vi è una casa per bambini in situazioni sociali difficili: le Figlie della Carità accolgono questi bimbi e si prendono cura di loro.

Il 26 dicembre abbiamo trascorso una mattinata insieme ai bambini. Nonostante le situazioni in cui si trovano, i bambini hanno sempre un aspetto gioioso e sorridente. L’accoglienza e l’affetto delle Figlie della Carità fanno sì che i ragazzi trovino lì una nuova casa, sebbene siano stati allontanati dalle loro famiglie.

Tutto questo mi ha fatto innamorare ancora di più del carisma vincenziano. Il nostro carisma, Evangelizare Pauperibus, non è altro che “amare gli altri in Dio, secondo Dio e per Dio”, ma è soprattutto stare vicino a chi ha bisogno e fargli sentire l’amore di Dio, come ci ha ricordato anche Papa Leone XIV nella recente enciclica Dilexi Te, quando scrive: “Sia attraverso il vostro lavoro, sia attraverso il vostro impegno (…) sia attraverso quel gesto di aiuto semplice, molto personale e ravvicinato, sarà possibile per quel povero sentire che le parole di Gesù sono per lui: Io ti ho amato (Ap 3,9)”.

L’esperienza di Quercianella ha riacceso in me quella fiamma, quel desiderio di diventare vincenziano, di stare vicino agli ultimi, di essere un segno di carità e di servizio agli altri. Posso dire, insomma, che a Quercianella ho riscoperto la bellezza di essere vincenziano.

Anifo Alecho, seminarista vincenziano 
Vice-Provincia Mozambico