La virtù della Speranza nel Venerabile padre Salvatore Micalizzi CM (1856-1937)

La virtù della Speranza cristiana nei Venerabili
P. Salvatore Micalizzi cm (1856-1937)
e Mons. Fran Jan Gnidovec cm (1873-1939)
Parte I
Introduzione
Come ormai risaputo, il tema della “speranza” è il filo conduttore che ci accompagnerà lungo il corso di questo Anno Giubilare. Di questa virtù teologale il Catechismo della chiesa Cattolica sottolinea due dimensioni:
a) l’aspetto escatologico, affermando che essa è “la virtù teologale per la quale desideriamo il regno dei cieli e la vita eterna come nostra felicità, riponendo la nostra fiducia nelle promesse di Cristo e appoggiandoci non sulle nostre forze, ma sull'aiuto della grazia dello Spirito Santo” (n.1817); grazie alla speranza l’anima “anela ad essere unita a Cristo, suo Sposo, nella gloria del cielo” (n.1821)
b) l’aspetto esistenziale, forgiato da quelle virtù umane e da atteggiamenti che la traducono in pratica nella quotidianità della vita e delle relazioni: “essa assume le attese che ispirano le attività degli uomini; le purifica per ordinarle al regno dei cieli; salvaguarda dallo scoraggiamento; sostiene in tutti i momenti di abbandono; dilata il cuore nell'attesa della beatitudine eterna. Lo slancio della speranza preserva dall'egoismo e conduce alla gioia della carità” (1818). Inoltre aiuta a “perseverare sino alla fine e ottenere la gioia del cielo, quale eterna ricompensa di Dio per le buone opere compiute con la grazia di Cristo” (n.1821).
A partire dalla vita dei nostri confratelli Venerabili P. Micalizzi e Mons Gnidovec, sarebbe interessante chiederci: questi nostri confratelli come hanno vissuto in modo eroico questa virtù? Con quali atteggiamenti? Le rispettive Positio super virtutibus, presentate al Dicastero dei santi per l’iter di beatificazione, sono le fonti più sicure a cui attingere le risposte agli interrogativi posti. Ricordiamo che P. Micalizzi è stato dichiarato venerabile il 16 dicembre 2006 e Gnidovec il 27 Marzo 2010. Riconoscendoli Venerabili, la Chiesa ha riconosciuto che questi nostri confratelli hanno vissuto le virtù in modo eroico. In questo primo articolo sarà trattato il tema in P. Micalizzi; in un secondo sarà affrontato in Mons. Gnidovec.
Padre Salvatore Micalizzi CM
La Positio articola in due sottoparagrafi il senso della virtù vissuta dal nostro Venerabile:
a) “La speranza come desiderio della vita eterna in quanto vera felicità”.
Coloro che lo hanno conosciuto direttamente hanno messo in evidenza la sua tensione escatologica interiore, ossia il saper vivere l’esistenza come un pellegrinaggio verso la Patria del cielo, incarnando in sé quanto Paolo scrive ai Filippesi 3, 20: “La nostra patria invece è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo”. Micalizzi ha vissuto con uno sguardo rivolto all’orizzonte umano immerso in un orizzonte più ampio: quello della Trinità. I testimoni, che lo hanno conosciuto direttamente, hanno affermato che, incontrandolo, avevano l’impressione di trovarsi di fronte ad una persona “che era tesa con l’anima verso il Cielo, che considerava la sua Patria definitiva”; “si vedeva che egli viveva per i beni del celesti”; “La speranza del Servo di Dio era riposta unicamente nei beni del Cielo”.
Come si traduceva tutto ciò nella vita concreta?
- Innanzitutto nel distacco dai beni terreni: “era distaccato da tutto e da tutti, ed era sempre assorto in Dio”; “Egli riponeva tutta la sua fiducia nel Signore, non aspirando ad altro che al bene del cielo, di cui sempre, in tutte le occasioni, parlava”. Il voto di povertà e la virtù della mortificazione, genuinamente vincenziana, sono stati gli ambiti in cui ha saputo esprimere al meglio la sua tensione escatologica, scevra da ogni legame morboso a interessi umani e desiderimateriali.
- Distacco dagli affetti umani anche più intimi. È riportato da alcuni testimoni un episodio che potrebbe far pensare addirittura a cinismo e indifferenza, ma che assume un significato diverso se inquadrato nella tensione verso la Vita Eterna. “In occasione della morte dell’unica sorella Anna … egli, saputo in portineria che era spirata, non volle neppure visitare la salma, soggiungendo che non occorreva altro, giacché era sicuro che la defunta era già in Paradiso”.
- La serenità interiore. P. Micalizzi era conosciuto come un uomo che irradiava attorno a sé la virtù della Speranza, tanto viva, che essa si manifestava nel suo atteggiamento esteriore: “Nella pratica della speranza cristiana egli si mostrava sempre sereno, tranquillo, calmo, uguale”; “Era l’uomo che ispirava tanta confidenza e tanta cristiana speranza”. Un fratello laico disse di Lui: “Io l’ho conosciuto sempre tranquillo, equilibrato, paziente, sorridente, semplice, affabile”. Tutto ciò faceva di Lui una persona affabile, mite, improntata dalla virtù vincenziana della mitezza.
- Lo zelo apostolico. Ad un’attenta lettura della biografia del Venerabile, si evince che la sua vita, sostenuta dalla Speranza della Vita Eterna, fu totalmente spesa per la sola gloria di Dio e per l’evangelizzazione secondo i ministeri vincenziani che più lo caratterizzarono: le missioni popolari e il servizio al clero diocesano. Fu una vita data a Dio senza altro interesse – secondo la virtù della semplicità vincenziana - che non fosse il suo Regno e la salvezza dei poveri. Era instancabilenella predicazione, negli esercizi spirituali al clero e ai laici, nella guida spirituale ai preti, nell’esercizio del sacramento della penitenza per cui era sempre disponibile. La sua passione fu il desiderio di far conoscere Gesù; di aiutare tutti -i preti in modo particolare - a crescere nella santità e nell’amore di Dio per la sola salvezza delle anime.
Il suo segreto nel vivere eroicamente la virtù della Speranza è da cogliere nella sua relazione con Dio. La perenne e incrollabile unione con Dio, l’esercizio del mettersi costantemente alla presenza di Dio, la cura della vita interiore senza lasciarsi fagocitare dallo zelo indiscreto, furono caratteristiche esemplari di P. Micalizzi. “Si vedeva dal suo aspetto e da tutta la sua vita che egli era in continua unione con Dio”; “Lo si vedeva sempre unito al Signore”.
b) “La Speranza come fiducia nella Divina Provvidenza anche nelle difficoltà e nelle prove”.
P. Micalizzi esercitò in modo eroico la Virtù della Speranza non solo in chiave escatologica, come conseguimento fiducioso della Vita Eterna, ma anche come fiducia nella Provvidenza divina nelle difficoltà: “Egli con il suo esempio e le sue parole ispirava fiducia nella bontà, nella misericordia e nella Provvidenza di Dio”. Da figlio genuino di San Vincenzo, apprese da lui a confidare nella Provvidenza, considerata uno dei capisaldi della spiritualità vincenziana. P. Micalizzi era consapevole che il grande attore della storia era Dio; era la sua mano benevola a guidare la storia verso il compimento della salvezza e del Regno di Dio, pur nelle grandi contraddizioni e sofferenze della vita. Un suo nipote sacerdote affermava che “egli riponeva tutta la sua fiducia in Dio. Negli affari importanti, quando qualcuno gli si raccomandava perché pregasse, egli prometteva di affidare l’affare al Signore, celebrando la santa messa per quella intenzione”.
Anche sotto questo secondo aspetto, Padre Micalizzi sapeva vivere concretamente la virtù della Speranza nei seguenti modi:
- non cedeva mai allo scoraggiamento in tutte le difficoltà della vita, dalla più piccole alle più pesanti; non si lasciava mai perturbare dalle avversità, dalle difficoltà, dalle sofferenze della vita, tenendo fisso lo sguardo sulla Croce di Cristo. Era profondamente convinto che la Virtù teologale della Speranza si basava non sui bisogni personali o sulle esigenze contingenti, ma sul fatto che Dio era fedele alle sue promesse e che non sarebbe mai venuto meno a questa fedeltà.
- Coltivava l’abbandono alla volontà di Dio. Il fiducioso abbandono nelle mani di Dio rimase una caratteristica di tutta la sua vita. Dalle sue labbra affioravano spesso espressioni del tipo: “Sia fatta la volontà di Dio”. A questo modo di vedere, la sua esistenza si abituò sin da giovane adolescente quando attorno a lui si creò un vuoto dolorosissimo a causa della perdita del padre prima e poi della madre; della perdita del benessere economico a seguito della morte dei genitori, quando dovette assumere la responsabilità di aiutare a crescere da solo i suoi fratelli, ecc. E ancora, quando, nel giorno solenne della sua ordinazione sacerdotale, vedendosi senza genitori, tutto uniformato alla volontà di Dio,esclamò: “Sia fatta la volontà del Signore”. Anche a chi gli confidava le proprie sofferenze, amava ripetere: “Lasciamo fare a Dio”. “Quando ci rivolgevamo a Lui, in qualche angustia, Egli ci esortava ad abbandonarci alla Volontà di Dio”.
- Saper accettare con animo forte e sereno le sofferenze e le mortificazioni della vita in vista della vera felicità che è la contemplazione piena di Dio. In un ricordo personale, un testimone sacerdote affermava: “A proposito della Speranza del Servo di Dio, ricordo che Egli, nelle immancabili angustie del mio servizio pastorale, con paterna dolcezza soleva ripetermi: “Animo forte e lieto, le amarezze di oggi dovranno essere un giorno veste di gioia e di gloria all’anima purificata dal dolore”.
- Infine si possono notare tre atteggiamenti. Non si lamentava mai in tutte le situazioni spiacevoli che gli capitavano; viveva profondamente la santa indifferenza come voluta da San Vincenzo, in tutto: sempre pronto ad andare o venire, restare o ritornare nella stessa casa, negli stessi ruoli o cambiandoli; rimaneva sempre con la stessa pace, sempre la stessa calma nelle pene, nelle consolazioni, nella salute, nelle malattie, convinto com’era che tutto è permesso da Dio e che si deve confidare in Lui, infinitamente buono.
Conclusione
A conclusione di questo articolo, possiamo volgere lo sguardo su noi stessi per comprendere come viviamo personalmente la virtù della Speranza. Poniamoci alcune domande:
- In che misura è presente nella mia vita spirituale, nella mia preghiera, nella mia predicazione, nel mio ministero la tensione escatologica verso la Patria del Cielo?
- Alla luce di quanto detto sugli atteggiamenti di P. Micalizzi nel vivere la Speranza, quali sono i miei atteggiamenti con cui traduco questa virtù teologale?
- La mia Speranza nasce dall’incontro con il Signore, dall’intimità che vivo con Lui?
Padre Luigi Cannato, CM 