Gli esercizi spirituali vissuti dai missionari

Gli esercizi spirituali vissuti dai missionari

Dal 2 al 6 settembre si è tenuto il primo corso annuale di esercizi spirituali di comunità. Eravamo presenti in 13 confratelli. Ha predicato don Paolo Mascilongo, docente di Sacra Scrittura al Collegio Alberoni. Vi ha dominato un clima di silenzio e di raccoglimento, che mi ha stupito, perché alcuni confratelli mi avevano detto che non intendevano partecipare ai corsi di esercizi preparati dalla comunità perché in essi si parlava e non c’era raccoglimento e preghiera. L’esperienza mi ha fatto toccare con mano il contrario. Durante il pranzo abbiamo letto le Introduzioni all’epistolario di padre Durando e di padre Manzella.
Raccolgo solo due pensieri fra i tanti che abbiamo sentito.
Primo. Nella Scrittura – ci ha detto don Paolo – Dio agisce suscitando eventi, anche i più paradossali,
come l’odio dei fratelli di Giuseppe, o il peccato di Davide o il tradimento di Pietro per far sbocciare la salvezza. Pertanto la vita di fede si gioca nel prendere contatto con i fatti della nostra vita: e lì, vedervi la mano di Dio. In questa luce anche le circostanze avverse diventano occasioni: esse infatti con il dolore scavano nella nostra sensibilità il bisogno di Dio e ci predispongono a “sentire” Dio non come un soprammobile, ma come “il necessario” senza il quale ci si sente perduti.
Secondo. Il nostro ministero sacerdotale s’inserisce nella gratuità di elezione con cui Dio ha deciso di servirsi di alcuni per arrivare a tutti. Pertanto, l’essere stati scelti ha come scopo l’allargamento del Regno di Dio, non l’autocompiacimento clericale. Il miglior riassunto è un brano di Evangelii Gaudium che don Paolo ci ha letto e commentato: “Non si può perseverare in un’evangelizzazione piena di fervore se non si resta convinti, in virtù della propria esperienza, che non è la stessa cosa aver conosciuto Gesù o non conoscerlo, non è la stessa cosa camminare con Lui o camminare a tentoni, non è la stessa cosa poterlo ascoltare o ignorare la sua Parola, non è la stessa cosa poterlo contemplare, adorare, riposare in Lui, o non poterlo fare. Non è la stessa cosa cercare di costruire il mondo con il suo Vangelo piuttosto che farlo unicamente con la propria ragione. ... È per questo che evangelizziamo. Il vero missionario, che non smette mai di essere discepolo, sa che Gesù cammina con lui, parla con lui, respira con lui, lavora con lui. Sente Gesù vivo insieme con lui nel mezzo dell’impegno missionario. Se uno non lo scopre presente nel cuore stesso dell’impresa missionaria, presto perde l’entusiasmo e smette di essere sicuro di ciò che trasmette, gli manca la forza e la passione. E una persona che non è convinta, entusiasta, sicura, innamorata, non convince nessuno” (EG 266).
Negli Esercizi di Sassari (7-11 ottobre), predicati da padre Mezzadri, il tema era nettamente vincenziano, centrato soprattutto sulla cristologia e sull’ecclesiologia di san Vincenzo. Non però in chiave unicamente storica, ma con l’attenzione al rinnovamento che riguarda ciascuno di noi nel nostro tempo. E’ stato lasciato, secondo le antiche consuetudini, il tempo per la verifica comunitaria nel pomeriggio di tutti i giorni. Vi hanno partecipato 15 confratelli e durante il pranzo è stato letto il libro di Remo Branca: “Il signor Manzella, il santo che ho conosciuto”.
Alla fine degli Esercizi ci siamo recati a pregare sulla tomba di padre Manzella nella cripta del santuario dedicato all’Eucaristia delle Suore Manzelliane. Alla casa della Missione, poi abbiamo potuto ammirare la statua in bronzo di padre Manzella che i confratelli hanno fatto fondere a Ortisei e che metteranno nel giardinetto prospiciente la casa di Viale Italia, proprio sotto la stanza dove nel 1937 il padre Manzella è morto il 23 ottobre.

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