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Giubileo dei Detenuti | Da Tolmezzo alla Basilica di San Pietro, "il Crocifisso", un'opera d'arte creata da un detenuto

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I missionari vincenziani che si prendono cura della pastorale penitenziaria nei carceri di Udine e Tolmezzo partecipano con una delegazione ed una opera d’arte “speciale” al Giubileo dei detenuti in programma il prossimo fine settimana 

 Il Giubileo 2025 si avvia alla conclusione con la celebrazione dell’ultimo grande evento, il “Giubileo dei detenuti” che si celebrerà da venerdì 12 alla Fraterna Domus di Sacrofano a domenica 14 dicembre nella basilica vaticana con la S. Messa celebrata da papa Leone XIV. L’Anno Santo si chiude con la stessa attenzione con cui si era aperto, come spiega Papa Francesco nella bolla d’indizione: “Per offrire ai detenuti un segno concreto di vicinanza, io stesso desidero aprire una Porta Santa in un carcere, perché sia per loro un simbolo che invita a guardare all’avvenire con speranza e con rinnovato impegno di vita” a cui è seguita l’apertura di una Porta Santa nel carcere romano di Rebibbia lo scorso 26 dicembre.  

Ai Missionari Vincenziani è da alcuni anni affidata la pastorale penitenziaria dell’Arcidiocesi di Udine e proprio dal carcere di Udine sarà presente al Giubileo una delegazione composta dall’italiano Pietro e dal croato Francesco accompagnati dal cappellano padre Lorenzo Durandetto CM.  Pietro, non ancora 50enne, è in carcere per reati amministrativi e da qualche tempo ha iniziato ad avere un lavoro. La famiglia lo segue e lo aspetta. Spiega il cappellano: “è un ragazzo sensibile, è il primo a cui ho pensato per il Giubileo perché è una persona che tratta bene tutti e cerca di aiutare. Non è un ingenuo ma è una bella persona”. Francesco, molto più anziano, anch’egli come Pietro sempre presente a Messa, è in carcere per aver fatto da corriere. Spiega padre Lorenzo: “Francesco ha provato una grandissima emozione quando gli ho detto che sarebbe andato a Roma, dove non è mai stato, al Giubileo e alla messa con Papa Leone”. 

Dall’altro carcere affidato ai padri Missionari Vincenziani nell’Arcidiocesi di Udine, Tolmezzo, di cui è cappellano padre Claudio Santangelo CM, proviene un’opera d’arte realizzata da un detenuto, G.C., esposta per la prima volta in Quaresima nel duomo di Tolmezzo ed ora esposta nella basilica di S. Pietro in Vaticano, in occasione di questo giubileo dei detenuti. Il crocifisso è unico, in quanto realizzato con materiale di scarto del carcere, ed è diventato espressione della fede del detenuto. Spiega l’autore: “Dopo anni chiuso in una stanza da solo, isolato da tutti, nel leggere la Bibbia si aprirono le porte del cuore verso la fede. Leggendo alcuni versetti, in me sentivo la sofferenza di Nostro Signore Gesù, ed oggi, ecco che devo la mia vita a lui. L’opera che vedete: “Il crocifisso” nasce da una visione. Non mi aspettavo di compiere opere con scarti riciclati, ma di certo sono stato aiutato da lui stesso. Un giorno si apriranno anche per me queste porte fredde e gelide: a tutti voi che state leggendo le mie parole, non giudicatemi perché sono un detenuto... È da detenuto che mi sono reinserito nella giusta società”.

Ufficio stampa
Elena Grazini 
CM/Missionari Vincenziani
+39 338 190 24 36
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