“Donaci, Signore, la sapienza del cuore”. Esercizi spirituali a Rocca di Papa, 10-14 febbraio 2025

“Donaci, Signore, la sapienza del cuore”
Esercizi spirituali a Rocca di Papa
10-14 febbraio 2025
Questo bel ritornello di un salmo responsoriale mi richiama l’esperienza degli Esercizi spirituali vissuti con un gruppo di confratelli dal 10 al 14 febbraio al Centro internazionale di spiritualità Sacro Cuore di Gesù di Rocca di Papa, gestito dalle Apostole del Sacro Cuore di Gesù, fondate dalla beata Clelia Merloni nel 1894, che hanno come motto ispiratore Charitas Christi urget nos, proprio lo stesso delle nostre Sorelle Figlie della Carità.
Lontano dai frenetici e chiassosi ritmi cittadini, immerso nella bella natura dei colli albani, il Centro è una benefica oasi di pace. Il clima di preghiera è stato favorito dal silenzio, rotto solo nei momenti conviviali, e dalle celebrazioni animate dai canti con l’accompagnamento dell’armonium (P. Salvatore Farì).
Eravamo confratelli delle varie Case della Provincia MVI, i membri della Curia Generalizia P. Pereira Pita Nélio (Assistente Generale) e P. Turati Giuseppe (Segretario Generale), P. Sosa Hugo Ricardo responsabile dei confratelli studenti alla Rettoria San Silvestro in Roma e P. Teclemicael Tewolde Neguse dalla comunità di Melfi.
S. E. Mons. Antonio Staglianò, Presidente della Pontificia Accademia di Teologia, ci ha contagiato con la sua sapienza che – come traspariva da tutto l’insieme - non è soltanto conoscenza intellettuale e concettuale, ma “sapienza del cuore”. Direi anche che ci ha scosso con la sua vivacità, provocando ciascuno nel profondo. Non ci siamo stancati di ascoltarlo. Le meditazioni, le omelie, il momento di dialogo ci hanno portato a un ripasso di tante verità, a partire da quella fondamentale e determinante per la vita, espressa nel tema del ritiro, che “La buona novella di Gesù, ieri, oggi e sempre” è Gesù stesso: dall’eternità nella vita trinitaria, nel tempo dalla sua nascita da Maria, venuto a rivelarci che Dio è amore, solo amore, così come la Croce lo mostra inequivocabilmente, e che tutto il resto che noi diciamo e crediamo di Dio va visto e letto nella luce dell’amore. Il Padre è quello della “parabola del Padre perduto e dei figli ritrovati”. Il comandamento nuovo di Gesù non è “ama il prossimo tuo come te stesso” ma, come lui stesso lo ha formulato: “amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi”. L’Amore crocefisso, più forte della morte, invoca: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”.
L’Anno santo è liberazione, restituzione. Siamo invitati a togliere dal volto di Dio le maschere che gli abbiamo messo, a restituirgli il suo volto autentico di Dio solo grazia e misericordia. Siamo chiamati a vivere da figli nel Figlio e a immagine del Figlio, nella libertà dei figli, animati dal suo Spirito d’amore. Siamo inviati a evangelizzare i poveri offrendo loro, con la nostra vita, l’annuncio buono che la salvezza è per loro.
Creati a immagine e somiglianza di Dio, secondo l’umanità bella e buona di Gesù, siamo chiamati a purificare il nostro cuore liberandoci da tanti condizionamenti “per essere liberi di far essere altri nella libertà dell’amore”. Il Giubileo ci chiama a “purificare la vita esponendola al giudizio della misericordia infinita di Dio” (da A. Staglianò, Lettera teologica al Papa. La giustizia della misericordia nel Giubileo del Dio Amore).
Non è forse questo che vuole San Vincenzo? Parlando a noi delle Figlie della Carità dice che esse “esercitano la misericordia …” e aggiunge che “anche noi la esercitiamo e dobbiamo esercitarla tutta la vita: misericordia corporale, misericordia spirituale, misericordia nelle campagne, nelle missioni, correndo sempre in aiuto del nostro prossimo. Misericordia quando siamo in casa verso gli esercitanti; verso i poveri, insegnando loro le cose necessarie alla salvezza eterna; e in tante altre occasioni che Dio ci offre” (SVit10, 290).
“Bisogna perciò ... pregare Dio di darci il vero spirito di misericordia, che è propriamente il suo stesso spirito; perché, come dice la Chiesa, la caratteristica di Dio è di usare misericordia e concederne lo spirito. Chiediamogli dunque, fratelli, di darci lo spirito di compassione e di misericordia, di riempircene, di conservarcelo, in modo che chiunque vede un missionario possa dire: “Ecco un uomo pieno di misericordia”. Pensiamo un poco quanto abbiamo bisogno di misericordia, noi che dobbiamo esercitarla verso gli altri e portarla in ogni luogo e sopportare tutto per esercitare la misericordia” (SVit 10, 273).
Sì, amore, misericordia, il DNA iscritto negli esseri umani in forza del loro essere creati a immagine e somiglianza di Dio!
Padre Alberto Vernaschi CM