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Battesimo in Carcere per Ottavio: «Il Signore mi aspettava qui»

Il Signore lo aspettava in carcere

“Padre, c’è un nuovo detenuto che vorrebbe ricevere il Battesimo”.Il cappellano del carcere di Tolmezzo, padre Claudio Santangelo, ricorda bene il momento in cuisu segnalazione di un altro detenuto, ha conosciuto Ottavio (nome di fantasia), subito dopo il suo arrivo nel penitenziario carnico. Di carattere mite, riservatoOttavio è nato in Italia da papà noncristiano,maè cresciuto frequentando la chiesa, sebbene le varie esperienze della vita lo abbiano poi allontanato. Il tempo trascorso in carcere, la perdita forzata della libertà, la sofferenza per la distanza dalla famiglia alla quale è molto legato –moglie e due bambini che può incontrare di rado – hanno fatto riemergere con forza profonde domande di senso nella sua vita eil desideriodi incontrare Gesù nel Battesimo. 

È trascorso un anno e mezzo da quel primo incontro con il cappellano e ne sono seguiti molti altri – momenti di preghiera, letture, colloqui e naturalmente la celebrazione delle varie tappe del cammino dei catecumeni (ammissione, elezione, scrutini) –. OggiOttavioattendecon gioia ed emozione di diventare cristianoUna gioia, la sua, condivisa da p. Claudio, che non nasconde la commozione per quella che lo stesso detenutoha definito “La mia rinascita”. 

Celebrerà il Battesimo l’arcivescovo mons. Andrea Bruno Mazzocato, che anche quest’anno presiederà la S. Messa di Pasqua nel penitenziario di Tolmezzo, lunedì 1° aprile. In quell’occasione Ottavio riceverà il Battesimo, la Cresima e la Comunione.Il padrino sarà Bruno Temil, volontario che presta servizio in carcere e con il quale Ottavio ha stretto un bel rapporto di stima. «Più volte nei nostri incontri Ottaviomi ha detto che nel suo cuore si è sempre sentito cristiano – riporta p. Claudio –. Sembra paradossale, ma evidentemente proprio in carcere il Signore lo aspettava”.

«Anche noi qui abbiamo una seconda possibilità»

Ogni sabato p. Claudio celebra la S. Messa con i detenuti. Ottavio fin da subito ha colto quest’occasione epartecipa con regolarità alle celebrazioni e anche a tutti gli altri momenti di preghiera proposti dalla cappellania (rosario, via crucis), ma dedica anche molto tempo alla preghiera personale, nella sua cella.Accanto al letto ha appeso le immagini di San Charbel e della beata Enrichetta Alfieri, conosciuta come l’Angelo del carcere di San Vittore. «Mi dice spesso che il rosario gli è di grande conforto nei momenti più difficili – racconta p. Claudio.Nei momenti della provaOttavio prega anche per le persone che hanno subito delle disgrazie e di cui è venuto a conoscenza e anche questo, dice, gli è di sollievo…».

«In questo anno e mezzo l’ho visto scoprire con stupore la fede cristiana eilluminare i fatti della sua vita e le vicende della quotidianità nel carcere alla luce del vangelo – racconta p. Claudio –.In un ambiente moltodifficile come quello della detenzione, Ottaviotestimonia con coraggio la sua fede, senza nutrire astio o risentimento verso alcuno. La fede lo aiuta, mi dice, a “vedere un raggio di luce” anche nelle tante prove che deve affrontare». 

«Tra i discepoli, Matteo è quello che mi ha colpito più di tutti – scrive Ottavio, perché la sua storia mi dà forza per volgere tutto al SignoreMatteo era un esattore delle tasse, che si arricchiva con i soldi del popolo e ovviamente dal popolo non era ben visto. Eppure Gesù ha messo gli occhi su di lui ed è riuscito a convertirlo e a farlo diventare uno dei dodici apostoli. Questo ci insegna che anche noi qui abbiamo una seconda possibilità».

«Uno in carcere si attacca alla fede e questo è sbagliato – scrive ancora–. Perché la fede devi seguirla sempre e non solo quando sei nel carcere e ne fai un passatempo. Io non ho il battesimo, ma vi dico che oggi che sto seguendo la fede mi sento meglio interiormente, mi sto dando tutto al Signore, sperando che mi apra le porte del suo paradiso e purifichi la mia anima».

Siamo certi, caro Ottavio, che la tua speranza non sarà delusa!

Valentina Zanella