ALBANIA | “Dignitas Infinita”: una casa per ritrovare dignità, speranza e autonomia

Nasce in Albania “Dignitas Infinita – San Vincenzo de Paoli”,
una casa con il sapore della famiglia pronta ad accogliere uomini in difficoltà
I Missionari Vincenziani in Albania hanno dato vita ad un progetto di accoglienza, un’abitazione che al tempo stesso ha le caratteristiche della protezione e della riabilitazione, per uomini in difficoltà senza fissa dimora. La Casa “Dignitas Infinita – San Vincenzo de Paoli”, questo il nome della struttura, si propone di essere un “passaggio” verso la vita autonoma in strutture statali o altro favorevole alla persona, con una tempistica di permanenza non standard ma commisurata ai reali bisogni della singola persona o sulle possibilità che si presentano a suo favore, per evitare il rischio di un regresso alle condizioni di fragilità.
Gli utenti che usufruiscono del servizio sono in modo particolare persone senza fissa dimora, ex-detenuti e detenuti in pene alternative. Il centro offre anche la possibilità, ora sperimentale e da concordare con il Ministero della Giustizia, di accogliere detenuti in pene alternative che non hanno né casa né famigliari.
“Noi vogliamo “essere casa”, “vogliamo essere famiglia”!” spiega padre Luigi Cannato CM, responsabile della Casa. “Offrire un ambiente in cui l’altro si senta accolto, amato, in altre parole: che si senta persona! È da qui che vogliamo aiutare i nostri ospiti a riscoprire in sé quella dignità profonda, infinita che non hanno mai perso, pur essendo stata messa alla prova dai loro fallimenti familiari, lavorativi, dal carcere, dalla strada, dall’abbandono, dalla solitudine” Il modello di servizio offerto fa sì che la persona non solo risolva i problemi logistici, ma offre accoglienza, un clima di famiglia ricco di benevolenza e affetto, in un ambiente protetto. La persona e la sua dignità sono al centro del progetto.Nessuno è giudicato in base al suo errore, ma la persona è accolta per la sua dignità. Il centro si prende cura della persona spiritualmente e fisicamente con vitto, alloggio, cure mediche, pratiche giudiziarie e attività psico-sociali in modo che sia raggiunto il suo equilibrio psico-fisico. Significativo è anche il nome scelto: “Dignitas Infinita”, che rappresenta la sintesi dell’impegno vincenziano.
“Ci proponiamo di essere compagni di viaggio di persone la cui “dignità ontologica” è stata macchiata, nascosta, sporcata dagli eventi non positivi della loro storia, perché possa riemergere in tutta la sua bellezza” continua padre Luigi che sottolinea “C’è una seconda proposta che noi vogliamo offrire ai nostri ospiti: un percorso di conoscenza di sé, di formazione umana e di guarigione delle proprie ferite. Percorso non sempre facile per chi non è abituato a riflettere su di sé o ha vissuto in carcere, per la strada o non è abituato a percorsi di formazione umana”.
Il servizio di accoglienza iniziò con l’accettazione del primo ospite, Kastriot, 5 anni fa presso la casa dei padri a Gruda e Re - Scutari. L’intento dei missionari era quello di voler condividere con i più poveri la lor struttura abitativa. Lungo questi anni oltre 10 persone hanno trovato una famiglia, un’ accoglienza e aiuto. In seguito si è sentita l’esigenza di creare un’opera che fosse indipendente dalla casa dei padri per una migliore organizzazione e un servizio che avesse delle specificità proprie. Per cui il centro si è trasferito appena un mese fa in una struttura autonoma nel villaggio di Vinoteka, distante appena 3km da Grude e Re. Attualmente nella struttura è ospitata una sola persona e si è in attesa di altre.
Padre Cannato richiama un terzo obbiettivo: “Infine, da buoni vincenziani, offriamo anche una formazione spiritualeattraverso la preghiera, la giornata in Cristo, la lettura della Parola di Dio per ritrovare in sé il centro di tutto, Dio. In sintesi è questo il percorso che vogliamo offrire: guardarsi dentro, per raccogliere i pezzi della propria persona frantumata e raccoglierli attorno ad un centro interiore che è Dio. Dare così significato alla propria vita; trovare un’unità, una propria identità. L’approccio che cerchiamo di attuare con essi è quello che Papa Francesco ci ha suggerito, lo stesso stile di Gesù: vicinanza, compassione e tenerezza consapevoli che i poveri sono i nostri “Signori e padroni”. Vorremmo entrare nelle loro vite in punta di piedi, scalzandoci sulla terra sacra delle loro storie”.
Il progetto si colloca nel nord dell’Albania, nell’Arcidiocesi di Scutari, presso il villaggio di Grudë e Re dove risiedono i Padri vincenziani. L’Albania è uno degli stati meno sviluppati d’Europa. Nonostante in questi ultimi anni vi siano stati dei miglioramenti infrastrutturali, l’aumento del salario fisso, un discreto sviluppo turistico, la povertà nel paese è in aumento nelle zone rurali e montuose. Sono due in modo particolari le grosse piaghe sociali che affliggono il popolo: l’emorragica emigrazione dei giovani verso altre nazioni più ricche e la corruzione che dilaga in ogni ambito della vita sociale e politica. Bisogna notare che in questi ultimi vent’ anni un netto miglioramento vi è stato nelle politiche sociali a favore degli svantaggiati: orfani, donne in difficoltà, diversamente abili. Non così per gli uomini in difficoltà. Le case di accoglienza per uomini senza fissa dimora sono quasi del tutto inesistenti; la condizione peggiore è subita dagli ex detenuti molti dei quali, abbandonati o senza famiglie, usciti dal carcere sono completamente abbandonati a se stessi senza alcun punto di riferimento. Inoltre si assiste a casi di ex-detenuti che chiedono di essere accolti per pochi giorni o mesi prima di trovare altre sistemazioni più stabili.
Elena Grazini