«Vi lascio la pace, vi do la mia pace». Commento al Vangelo della VI Domenica di Pasqua (Anno C)
VI Domenica di Pasqua (Anno C)
«Vi lascio la pace, vi do la mia pace»
di Anna Lisa Martello, animatrice JMV Lentini
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 14,23-29
Nel Vangelo di Giovanni 14,23-29, Gesù parla con dolcezza ai suoi discepoli prima della Sua Passione. Dice: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà, e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui». Queste parole rivelano un amore profondo: Dio desidera abitare nel cuore di chi lo ama. Non si tratta di un amore astratto, ma concreto, vissuto nell’ascolto e nella fedeltà alla sua Parola.
In un momento di smarrimento, Gesù promette un dono meraviglioso: lo Spirito Santo, il Consolatore. Lo Spirito guiderà i discepoli, li aiuterà a ricordare e a comprendere tutto ciò che Gesù ha insegnato. È lo Spirito che trasforma la paura in coraggio, l’incertezza in fiducia.E al cuore di questo brano troviamo il dono più prezioso: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace». Non è la pace del mondo, spesso fragile e condizionata, ma è la pace di Dio: profonda, stabile, duratura. È la pace che nasce dall’essere amati e accompagnati, anche nelle prove. Ma se dobbiamo pensare al presente e alla situazione attuale mondiale, vediamo che l’umanità sta facendo i conti con il desiderio di pace, che invece manca e continua ad essere minato ogni giorno da chi sta distruggendo migliaia di vite, con le loro storie, la loro cultura.
Papa Leone XIV, nel suo primo messaggio al mondo, ha detto: «Questa è la Pace del Cristo Risorto, una pace disarmata e disarmante, umile e perseverante. Proviene da Dio, Dio che ci ama tutti incondizionatamente». Parole che si legano fortemente al Vangelo di oggi: la vera pace nasce dalla relazione viva con Dio e dal coraggio di amare davvero.
San Vincenzo de Paoli ha vissuto questa pace come servizio: la pace del cuore lo spingeva ad agire per gli altri, specialmente i più poveri. Per lui, amare Cristo significava prendersi cura dei sofferenti. Diceva spesso: «La carità è inventiva all’infinito». Era una carità concreta, radicata nella pace che solo Dio sa dare.
Oggi la famiglia vincenziana continua a portare avanti questo spirito. Attraverso opere di carità, educazione, accoglienza, ricorda al mondo che la pace di Cristo è un dono da condividere. È un cammino fatto di piccoli gesti quotidiani, vissuti con amore.In conclusione, il Vangelo ci invita ad amare Gesù custodendo la sua parola. Da questo amore nasce la pace vera, quella che ci rende capaci di vivere ogni giorno con speranza, guidati dallo Spirito e aperti al servizio verso gli altri, sulle orme di San Vincenzo e con il cuore in ascolto delle parole forti e luminose che Papa Leone XIV ci sta donando nei suoi primi giorni di pontificato.