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Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Commento al Vangelo della V Domenica di Pasqua (Anno C)

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V Domenica di Pasqua (Anno C)
Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri


di Suor Alessandra Notaro, FdC
Commento al vangelo secondo Giovanni 13,31-35
Gv 13,31-33a.34-35

Il brano che la liturgia ci propone in questa domenica è breve ma fondamentale per la nostra vita, per la nostra salvezza. Vi invito pertanto ad assaporare insieme a me alcuni dettagli cominciando dalla prima parte del versetto 31: “Quando Giuda fu uscito dal cenacolo, Gesù disse…” 
L’evangelista Giovanni prima ancora di riferirci le parole del Signore ci aiuta subito a collocarci nella situazione che sta per narrare, questo perché il contesto ci aiuta a comprendere con maggiore profondità le parole che vengono pronunciate successivamente da Gesù.

Da questa frase comprendiamo subito il luogo e il contesto in cui ci troviamo. Siamo nel cenacolo durante l’ultima cena con il Maestro, dove Giuda si allontana per tradire Gesù. Gesù sa che Giuda sta per consegnarlo a coloro che lo metteranno a morte. Lo sa e sa che gli resta ancora poco tempo a disposizione.

Quando per una persona sta per terminare la parabola della vita, cerca di utilizzare al meglio il tempo che gli rimane. È il momento in cui si fa testamento, si lascia alle persone amate ciò che di più prezioso si possiede. Si sottolineano le cose importanti, da non dimenticare. Ciò che si comunica in questo contesto è prezioso e profondo.  

E Gesù, in questo momento così prezioso cosa ci vuole comunicare?
“Vi do un comandamento nuovo (dice il Signore): che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri”.

Va bene, ci invita ad amarci, ma perché il comandamento che Gesù dà afferma di essere nuovo? La particolarità e la novità sono nel fatto che Gesù chiede un amore capace di farsi dono, di non considerare gli eventuali meriti dell’altro, ma di amare gratuitamente, come ha fatto Lui, che ci ama di un amore eterno, gratuito, servizievole, sino alla fine. Ricordiamo che proprio nell’ultima cena Gesù si è cinto i fianchi e ha lavato i piedi ai suoi discepoli…. anche quelli di Giuda che lo tradirà, di Pietro che lo rinnegherà. 

Ora probabilmente possiamo comprendere meglio ciò che Giovanni, riporta sempre nel versetto 31: “Ora il Figlio dell’uomo è glorificato, e Dio è stato glorificato in Lui.”  

Nel contesto del Vangelo di Giovanni, la glorificazione di Gesù si riferisce alla sua passione, morte e resurrezione. Paradossalmente, la croce, che umanamente è umiliazione, nel Vangelo di Giovanni è vista come il momento in cui Gesù rivela pienamente la gloria di Dio: L’amore fino alla fine.

Il comandamento nuovo non è semplicemente “amatevi”, ma “amatevi gli uni gli altri”, cioè “amate tutti”: giusti o ingiusti, ricchi o poveri, prossimi o lontani. Il comandamento nuovo non dice solo amatevi, ma mette un avverbio: “come”. Non quanto, ma come. Non la quantità, ma la qualità. La novità del cristianesimo non è l’amore, ma l’amore come quello del Signore Gesù, custodendo nel cuore, ravvivando nella memoria il “come” Gesù ha amato. Questa è la “scuola dell’amore”. 

L’amore è Lui. Quando lava i piedi agli apostoli. Quando si rivolge a Giuda che lo tradisce con un bacio e lo chiama amico. Quando prega e chiede il perdono per chi lo uccide. Amare è già di per sé difficile, amare come Gesù ha amato diventa per noi un impegno di vita. Possiamo fare tutto ciò perché Dio ci ha amati per primo e, perché Gesù con il Suo immenso amore per noi, ci abilità ad amare. “Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore”. Infatti solo chi ha fatto l’esperienza dell’amore è in grado di amare (Gv. 15). 

Ha scritto Sant’Agostino: «La misura dell’amore è amare senza misura». 
Così ha fatto Gesù, così è chiamato a fare ognuno di noi se vuole essere vero discepolo di Gesù.