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«Ripartite da quel poco che avete, da quel poco che sapete». Commento al Vangelo della V Domenica del Tempo Ordinario (ANNO C)

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V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO C
Lasciarono tutto e lo seguirono

di Padre Carmine Madalese, missionario vincenziano
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 5,1-11)

Quest'ultima frase che chiude il vangelo della quinta domenica del Tempo Ordinario è il vero «miracolo» della pesca nel lago, narrata da Luca all'inizio della vita pubblica di Gesù (5,1-11). 

Al cuore della pagina c’è la parola del Signore che chiama a seguirlo e non il fatto straordinario della pesca miracolosa, per quando sia coinvolgente. 

Il giovane profeta di Nazaret, che disse a Pietro: «Ti farò pescatore di uomini» (cfr. Mt 4,19), si rivela come il primo pescatore che sa compiere il miracolo di cambiare il cuore degli uomini perché non vivano più solo per sé stessi. Il Vangelo proposto in questa domenica ci invita a riflettere sulla cooperativa di pescatori formata da Simon Pietro e alcuni suoi amici e, la pesca miracolosa della seconda uscita, visto che la prima era stata fallimentare, non termina con dei soci pescatori che, felici e contenti, vanno a vendere il pesce, ma con le parole: “lasciarono le reti e lo seguirono”. Dopo una notte di pesca fallita e di tanta fatica buttata, Gesù riconosce che Pietro e i suoi amici, sono dei buoni pescatori ma questo non basta a farne dei pescatori contenti e dice loro: “avete una barca, avete le reti, siete capaci nonostante il fallimento; vi prego: riprovate. Ripartite da quel poco che avete, da quel poco che sapete”. 

Luca, in questo racconto, mette insieme due narrazioni: la chiamata, appunto, dei primi discepoli e la pesca miracolosa. Troviamo Pietro che con gli altri compagni è reduce da un fallimento: una nottata di fatica senza pescare niente.  È l’immagine del mare dove rischiamo di galleggiare un po’ tutti, di boccheggiare. Tanta parte dell’umanità è proprio lì a boccheggiare non solo per le difficoltà economiche, ma per le difficoltà esistenziali quasi un sopravvivere a sé stessi senza grande voglia di vivere e di lottare perché la vita sia veramente e umanamente bella. 

Abbiamo certamente tante delusioni nel cuore, ci sono tante amarezze a pesare sulla nostra vita, siamo consapevoli dei nostri limiti e anche dei nostri peccati; ed è giusto che sia così! Ma questo non basta! Ed è proprio Lui, il Signore a dirci: “Non temere, d’ora in poi tu sarai … pescatore di uomini”. Queste parole sono da brivido; Dio in Gesù viene a dirmi di non avere paura del mio passato perché il bene possibile vale di più, conta di più di tutto il male passato.

Sulla riva del lago Gesù sta in mezzo alla gente. È quasi assediato «la folla faceva ressa intorno», - nota il testo. È forse un'immagine scomposta, ma bella. Finalmente quegli uomini e quelle donne «stanche e sfiniti, come pecore senza pastore», avevano trovato uno che sapeva parlare alla loro vita. In tanti accorrono, cercano di farsi vicino, di toccarlo, al punto da spingerlo pericolosamente verso il mare. Anche il nostro mondo, quello di oggi, segnato dalle «acque profonde», come amava dire Paolo VI, ha bisogno di questa barca e di pescatori obbedienti al vangelo.

Il Maestro, da una parte, coglie il desiderio della folla, dall’altra cerca il modo migliore per soddisfarlo. In questa ricerca l’occhio cade su due barche, ormeggiate vicino la riva. Luca precisa che, poiché non c’era nessuno dentro di esse perché i pescatori erano impegnati a terra a lavare le reti, Gesù sale su una di esse, quella di proprietà di Simone. A differenza dei pescatori, Simone è sulla barca e non oppone resistenza all’ospite e alla sua richiesta di allontanarsi un po’ da terra. 

Quella barca, in mezzo al mare, diviene la cattedra dalla quale Gesù ammaestra la folla. Luca ha introdotto l’inizio della missione di Gesù, sottolineando il fatto che egli insegnava nelle sinagoghe in giorno di sabato. Se la liturgia nella sinagoga è legata al sabato, giorno in cui la legge prescrive l’astensione dal lavoro nel giorno festivo, l’insegnamento della Parola di Dio nel tempo feriale rivela che la relazione con il Signore non può essere circoscritta in un luogo e in un tempo, ma si realizza «oggi» e interseca ogni ambito della vita.