«Rimasero solo loro due, la misera e la misericordia». Commento al Vangelo della V Domenica di Quaresima (Anno C)

V Domenica di Quaresima (Anno C)
«Rimasero solo loro due, la misera e la misericordia»
di Suor Sabina Guastadisegni, FdC
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 8,1-11
Siamo arrivati all’ultima settimana di quaresima e già si preannuncia quanto avverrà nei giorni della settimana Santa. Ma la sua ora non è ancora arrivata per questo all'alba, entra nel Tempio e subito in tanti accorrono per vederlo, per ascoltarlo.
Gesù seduto, come un vero maestro inizia a insegnare loro. Ancora una volta, come nel brano del Vangelo di domenica scorsa, gli scribi e i farisei sono alla vedetta, per aver motivo di cogliere in fallo Gesù.
Questa volta fanno irruzione nell’uditorio di Gesù conducendogli davanti una donna colta in adulterio, presa proprio in fragrante con un uomo che non era suo marito: un fatto gravissimo che, a quei tempi, prevedeva la lapidazione. Era una morte orribile, questa, perché le persone venivano uccise lentamente, a forza di sassate.
Il luogo in cui si andava per pregare, per ascoltare la Parola, diventa un luogo di giudizio, di condanna, non solo per la donna di cui non importa quale sia la sua storia, quali i suoi sentimenti, quale la sua consapevolezza: è un’adultera, è tutta interamente definita dal suo peccato; ma anche per lo stesso Gesù. “Tu che ne dici?” Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo”.
Mettere alla prova Gesù … la legge afferma questo… Tu che ne dici? Tu come agisci? Secondo la legge o contro la legge? È un tranello in cui vogliono farlo cadere.
Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra. Senza dire una parola.
Chissà se in questo momento a Gesù non sia ritornato alla memoria un racconto, che forse aveva sentito di un’altra donna che aveva rischiato la lapidazione, la sua mamma Maria, per questo l’immagine che si presenta ai nostri occhi è estremamente eloquente: dalla posizione di chi è seduto passa a quella di chi si china verso terra; di più, in questo modo egli si inchina di fronte alla donna che è in piedi davanti a lui!
La donna che era stata presa e fatta stare in piedi davanti a Gesù seduto come un maestro, la donna che ha alle spalle i suoi accusatori con le pietre già pronte in mano, vede Gesù chinato a terra di fronte a lei. Non può non ritornare alla mente un’altra immagine: Gesù chinato davanti agli apostoli che lava loro i piedi. Lui, il Maestro e Signore, si china davanti all’uomo, si mette il grembiule, lava i piedi, si fa servo….
Di fronte a questa scena tuttavia gli scribi e i farisei insistono nell’interrogarlo; allora Gesù alza finalmente il capo e dice loro: “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei”. E chinatosi di nuovo, scriveva per terra.
Gesù, non sta evitando la domanda insidiosa, ma non sta neppure cadendo in trappola.
Sì, è vero, questa donna ha commesso adulterio.
Ma voi che volete lapidarla, siete così certi di non aver mai peccato?
Qualcuno, forse, in preda all'ira, vorrebbe comunque lanciare la pietra che ha già in mano, nascosta sotto il mantello. Ma poi si chiede: E se fosse vero che questo Rabbi conosce il segreto dei cuori? Meglio andar via, in silenzio, pochi per volta, a partire dai più anziani, deponendo le armi, le pietre pronte ad essere scagliate, non solo contro la donna, ma anche contro Gesù. Tanti sono i sassi che si possono gettare e che, anche se non uccidono fisicamente, possono uccidere il cuore.
Ora che tutti sono andati via rimane solo Gesù con la donna là in mezzo. E solo quando tutti se ne sono andati, Gesù si alza in piedi e rimane di fronte alla donna.
Lei, prima posta lì in piedi in mezzo a tutti, senza alcuna dignità di donna, ora è finalmente restituita alla sua vera identità di una donna che sta davanti a Gesù che è in piedi davanti a lei:
Ecco la vera novità: l’unico senza peccato non se ne va. Anzi interpella la donna con grande dolcezza: “Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?”.
Scribi e farisei chiamano Gesù Maestro, perché desideravano da Lui una presa di posizione e un'applicazione giuridica della Legge; la donna lo chiama Signore, titolo che nell'Antico Testamento è riservato solo a Dio, e così con la sua risposta fa anche la sua professione di fede: “Nessuno, Signore”.
Facciamo però attenzione; il Maestro e Signore non le dice: “Non fa niente! Non importa quello che hai fatto”. Che lei sia un'adultera resta una realtà. E Gesù le disse: “Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più”. Non la condanna, non vuole la sua morte, ma che lei viva e che da ora in poi non torni più sulla via del peccato.
Il testo non ci rivela poi se la donna era pentita, ma che, quando è avvenuto l’incontro tra la santità di Gesù e il peccato di questa donna, allora – come commenta s. Agostino - «rimasero solo loro due, la misera e la misericordia»
Che differenza tra il Maestro e gli accusatori! Quelli avevano citato la Scrittura per condannare; Gesù, la Parola di Dio in persona, riabilita completamente la donna, restituendole speranza.
Ed è ancora il nostro Papa Francesco che ci ricorda: “Non dimentichiamo mai questa parola: Dio mai si stanca di perdonarci, mai! [...] Il problema è che noi [...] Ci stanchiamo di chiedere perdono. Non ci stanchiamo mai, non ci stanchiamo mai! Lui è il Padre amoroso che sempre perdona, che ha quel cuore di misericordia per tutti noi”.
In questo ultimo tratto di cammino quaresimale, apriamo il cuore alla fiducia nel perdono di Dio, confidiamo nella sua Misericordia immensa, chiedendo l’intercessione di Maria, che ha avuto tra le sue braccia la Misericordia di Dio fatta uomo, perché renda anche noi capaci di compassione verso tutti gli uomini e le donne, nostri fratelli e sorelle.