Pellegrini verso Betlemme. Lettera di Padre Valerio Di Trapani alla Famiglia Vincenziana

Pellegrini verso Betlemme
Lettera di Padre Valerio alla Famiglia Vincenziana
Carissime/i,
la Grazia del Signore sia sempre con noi!
Mentre cerco le parole per iniziare la lettera per gli auguri di Natale, mi imbatto in un testo di don Tonino Bello che invita ad andare pellegrini verso Betlemme. E colgo tutta la luminosità di quelle parole profetiche che sento rivolte soprattutto a noi che quest’anno festeggiamo sia il Giubileo della Congregazione della Missione che quello della Chiesa universale. Queste circostanze ci invitano ad indossare i sandali del pellegrino.
Assumere la postura del pellegrino ci permette di abitare in maniera adeguata questo nostro tempo, che richiede di uscire da sé stessi e dalle proprie consuetudini per raggiungere la parte più profonda di sé. Il peregrinus, la cui parola deriva da per-ager (per i campi) o meglio pereger (attraverso la frontiera), sceglie di lasciare il proprio ambiente, le proprie abitudini e varcare la frontiera dello spazio domestico per farsi straniero nel mondo. Il pellegrino esce da sé stesso per ritrovare la propria identità più profonda. Per noi, vivere da pellegrini è abbandonare alcune nostre inossidabili consuetudini, lasciare stili di vita comodi per seguire Cristo fonte di ogni gioia perfetta. Il Natale è un invito ad essere pellegrini come i Magi e ci ricorda che è meglio camminare al buio guidati da una stella, che in piena luce sorretti dalla ingannatrice presunzione di conoscere la strada.
Il pellegrino assume volontariamente la condizione di povertà economica, di debolezza e di dipendenza. Ciò gli consente di raggiungere la verità di sé stesso, il proprio limite e quindi la pienezza. Infatti, la compiutezza non è figlia dell’abbondanza, ma della Grazia che ci viene donata quando siamo vuoti di noi stessi (cfr. SVit XI, 343)
Nel Natale, al termine del viaggio, sfiniti per il lungo camminare, i pellegrini incontrano un bambino debole, avvolto in fasce e deposto in un luogo povero. La scena sorprendente è però la rivelazione del mistero dell’onnipotenza di Dio: egli sceglie di esercitare la sua infinita forza non con gli strumenti della prepotenza, ma con i segni dell’amore. E chi ama è sempre vulnerabile, consegnato e povero.
Il Natale è l’occasione per lasciarsi conquistare dalla debolezza del bambino Gesù che irrobustisce il nostro peregrinare e rafforza la nostra volontà d’amare come i fratelli e le sorelle delle nostre comunità e dei nostri gruppi e accogliere come Cristo il povero che bussa alla nostra porta.
Noi vincenziani siamo ‘per statuto’ pellegrini, perché inviati a camminare lungo le strade della storia per annunciare la buona notizia del Regno di Dio ai poveri e a tutti coloro che il Signore ci fa incontrare. Siamo pellegrini, pronti ad abbandonare le nostre dimore per far compagnia a colui che ha posto la sua casa tra noi.
Il piccolo Gesù accompagni la Famiglia Vincenziana nei tentativi di ritornare tra le strade a proclamare il Vangelo del Regno, a riprendere lo stile itinerante dell’evangelizzazione e a ritornare tra i piccoli ed esclusi della società.
Il prossimo anno ci vedrà impegnati nelle varie iniziative del Giubileo Vincenziano. Vi ringrazio per la fantasia con la quale nei territori state promuovendo pellegrinaggi e itinerari formativi e vi incoraggio a coinvolgere tutte le componenti della Famiglia Vincenziana, parroci e comunità amiche a condividere con noi questa gioia.
Come vi scrivevo, don Tonino Bello ci ha lasciato un testo illuminante di cui condivido un piccolo stralcio per augurarvi buon Natale:
Andiamo fino a Betlemme, come i pastori. L'importante è muoversi.
Per Gesù Cristo vale la pena lasciare tutto: ve lo assicuro.
E se, invece di un Dio glorioso, ci imbattiamo nella fragilità di un bambino,
con tutte le connotazioni della miseria,
non ci venga il dubbio di aver sbagliato percorso.
Perché, da quella notte, le fasce della debolezza e
la mangiatoia della povertà sono divenuti i simboli nuovi della
onnipotenza di Dio. Anzi, da quel Natale, il volto spaurito degli
oppressi, le membra dei sofferenti, la solitudine degli infelici,
l'amarezza di tutti gli ultimi della terra, sono divenuti il luogo dove
Egli continua a vivere in clandestinità.
A noi il compito di cercarlo.
E saremo beati se sapremo riconoscere il tempo della sua visita.
Mettiamoci in cammino, dunque, senza paura. Il Natale di quest'anno
ci farà trovare Gesù e, con Lui, il bandolo della nostra esistenza
redenta, la festa di vivere, il gusto dell'essenziale, il sapore delle cose
semplici, la fontana della pace, la gioia del dialogo, il piacere della
collaborazione, la voglia dell'impegno storico, lo stupore della vera
libertà, la tenerezza della preghiera.
Allora, finalmente, non solo il cielo dei nostri presepi, ma anche quello
della nostra anima sarà libero di smog, privo di segni di morte e illuminato di stelle.
E dal nostro cuore, non più pietrificato dalle delusioni, strariperà la speranza.
(+ don Tonino Bello, Molfetta, 21/XII/1986)
Tanti auguri di felice Natale. Vostro fratello in Cristo e San Vincenzo.
Roma, 16/12/2024
Padre Valerio Di Trapani
Visitatore d’Italia