Padre Valerio Di Trapani alla Famiglia Vincenziana: "La grazia più grande che possiamo chiedere al Signore è proprio il dono della conversione"

In occasione della celebrazione della "fondazione spirituale" della Congregazione della Missione, avvenuta il 25 gennaio 1617, il Visitatore d'Italia, Padre Valerio Di Trapani, invia un messaggio a tutta la Famiglia Vincenziana d'Italia.
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Oggi, 25 gennaio celebriamo la conversione di san Paolo e la conversione di San Vincenzo. Oggi è un giorno opportuno anche per la nostra conversione. Essa non è un atto di volontà, una decisione, una scelta, ma piuttosto un percepirsi indegnamente scelti, chiamati e amati come San Paolo, che peccatore e persecutore, percepisce che la luce che lo avvolge e la voce che sente provengono dal Signore.
Fratelli, tutti abbiamo bisogno di lasciarci avvolgere da Cristo! Abbiamo bisogno, come Vincenzo, di riconoscere la sua presenza nella nostra vita, l’unica cosa necessaria per essere davvero felici. La grazia più grande che possiamo chiedere al Signore è proprio il dono della conversione, del cambiamento del cuore e della mente, della possibilità di essere sedotti da Dio, chiamati e perdonati per essere inviati a dire con coraggio ed entusiasmo le meraviglie che egli compie nella nostra vita.
Sacerdoti e laici vincenziani potranno infiammare il cuore degli uomini solo se saranno segnati dall’amore di Dio e avranno il cuore in fiamme.
Oggi il Vangelo ci ricorda l’invito che Gesù risorto rivolge agli Undici: “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura”. Queste parole sono rivolte a noi oggi. A noi, sacerdoti, consacrati e laici della Famiglia Vincenziana, il Signore continua a indirizzare l’invito ad andare ovunque, nelle periferie, tra la gente, in ogni casa, tra i poveri a proclamare il Vangelo che suscita la fede in Dio innamorato degli uomini.
Papa Francesco, rivolgendosi alla redazione di Civiltà Cattolica diceva: “siate uomini di frontiera, con quella capacità che viene da Dio (cfr 2Cor 3,6). Ma non cadete nella tentazione di addomesticare le frontiere: si deve andare verso le frontiere e non portare le frontiere a casa per verniciarle un po' e addomesticarle.” (Francesco, discorso a Civiltà Cattolica, Roma, 14 giugno 2013).
Anche noi, missionari come Vincenzo, siamo chiamati ad andare alle frontiere, dove c’è una profonda spaccatura tra la Chiesa e il popolo di Dio. Occorre che tanti fratelli laici, con una fede convinta e matura, collaborino ad annunciare il Vangelo e a proporre di lasciarsi amare da Dio. Mi piacerebbe che durante quest’anno giubilare lo Spirito Santo suscitasse un gruppo di laici e consacrati, pronto a servire la Chiesa nella evangelizzazione delle frontiere, delle periferie, dei poveri. Preghiamo per questa intenzione.
In questa giornata particolare, abbiamo bisogno di implorare il padrone della messe perché mandi operai, persone che, scelte da Dio, si donino totalmente a Lui al servizio della Chiesa e dei poveri. Spesso fuggiamo davanti al Signore che chiama. Non c’è momento della nostra vita in cui Egli, l’eternamente chiamante, non manifesti la sua volontà. Egli ci chiama alla sua sequela sempre, perché ci ama. E troppo spesso i cristiani appaiono viandanti senza meta e sordi agli appelli che egli instilla nel cuore. L’orizzonte verso cui il Signore ci chiama è sempre l’amore e le sue strade sono irte, con porte strette da varcare e sentieri impegnativi da percorrere.
San Vincenzo ha scelto di non abitare nei palazzi nobiliari, ma tra la gente; egli non ha scelto di percorrere le strade ampie di Parigi, ma i sentieri tortuosi della campagna francese. E questa non è una scelta eroica e neanche una decisione incomprensibile; è piuttosto la scelta di un uomo innamorato, che guarda alla vita con gli occhi di Dio.
Cari confratelli, siamo chiamati a seguire Cristo come Vincenzo de’ Paoli: preghiamo affinché possiamo essere sacerdoti per la gente, per il popolo di Dio e mai per noi stessi. La nostra gioia, quella vera, risiede nell'avere le mani bucate, pronte al dono. Quando si pensa a se stessi, il proprio sacerdozio è rovinato, la nostra vita fracassata. Nelle parole della consacrazione ripetiamo sempre: versato per voi e per tutti. Il prete è uomo spezzato e versato per tutti. Vincenzo ha sperimentato la vera gioia quando ha percepito di essere realmente consegnato, senza riserve. Ha invece provato dolore e fallimento, quando ha cercato qualcosa per se.
Carissimi fratelli e sorelle laici e suore della Famiglia Vincenziana, vi invito a curare la relazione con Dio, la formazione spirituale, teologica e pastorale; siete anche voi ‘gettati’ come il chicco di grano nei solchi della storia, perché la vostra vita porti frutti abbondanti. Lasciatevi continuamente sedurre da quel Dio che incontrate nella preghiera, che vi parla nella Parola e che potete toccare quando accarezzate il volto dei poveri; consegnatevi a questo Dio eternamente amante e partite per la missione a cui il Signore ogni giorno vi chiama.
Cari giovani, abbiate il coraggio di seguire Cristo. Egli non delude mai! Mantiene sempre la sua promessa di felicità. Carissimo, se senti nel cuore una fiamma, se percepisci di essere inquieto e insoddisfatto, lascia tutto, cambia strada, rialzati come Paolo, mettiti in cammino come Vincenzo perché la Chiesa ha bisogno di operai felici di annunciare il Vangelo. Amen
Padre Valerio Di Trapani
Visitatore d'Italia
