Skip to main content

«Nel cuore di Dio c’è posto per tutti». Commento al Vangelo della Domenica delle Palme (Anno C)

logo esteso

Domenica delle Palme (Anno C) 
«Nel cuore di Dio c’è posto per tutti»

di Alessandra Montagna, volontaria Locanda del Samaritano 

Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Luca
Lc 22,14-23,56

Nel racconto della passione e morte di Cristo, l’episodio di Pietro che rinnega Gesù reclama a mio parere una maggiore centralità per il potentissimo messaggio che veicola.

Pietro, che fino a poche ore prima aveva dichiarato la propria fedeltà a Cristo, nel momento della prova non ha il coraggio di esporsi e lo rinnega. Egli si rivela tremendamente umano e fragile. In quel momento è solo un uomo che ha paura, che è chiamato a compiere un gesto che lo renderebbe un eroe. Ma Pietro non è pronto. 

E l’evangelista, raccontando questo fallimento, schiude a tutti noi le porte della speranza: ci consegna la certezza che nel cuore di Dio c’è posto per tutti, anche e soprattutto per chi deraglia e cade. 

Nella nostra civiltà in cui la reputazione è un valore, questo episodio sarebbe stato da tacere, per non offuscare l’immagine del fondatore della Chiesa, il prescelto. Ma tutto il messaggio di Cristo è costellato di elogi dell’incoerenza, scardinamenti del pensiero corrente. E questo episodio non fa eccezione. Il Vangelo ci ricorda ancora una volta che i tempi di Dio non sono i nostri: l’uomo che noi bolleremmo come codardo e traditore degli amici, diventerà il primo pastore della Chiesa e morirà da eroe secondo il progetto che Dio aveva per lui.

Ma il momento non è questo: Pietro rivela la sua disperata umanità quando nega di avere conosciuto Gesù. In questo momento il Maestro a cui lui si era affidato e in cui aveva creduto è stato arrestato e sta per essere processato. Pietro non se la sente di rischiare la vita per un progetto che si sta rivelando fallimentare: il regno di Dio che Cristo ha promesso sembra un’utopia.

Rivelandoci questo lato così vulnerabile del suo discepolo, Gesù vuole regalare a tutti noi un’opportunità. Vuole dirci che la strada per la salvezza non è lineare e non è facile, non è coerente e non è sempre costellata di gesti eroici e memorabili, ma può essere dolorosa e piena di fallimenti.
La nostra natura umana ci espone alla caduta, ma nello stesso tempo ci fornisce le risorse per mantenere chiaro il nostro obiettivo: le nostre fragilità non sono ostacoli ma opportunità.

Quanto ci rispecchiamo nella debolezza di Pietro? Eppure sappiamo che lui sarà la pietra su cui Cristo fonderà la sua Chiesa. Gesù ha visto il buono che c’era in lui, al di là dei suoi limiti. E questo per noi rappresenta una meravigliosa dimostrazione della fiducia che Cristo ha in noi uomini, nella nostra capacità di fare del bene nonostante i nostri comportamenti a volte dicano altro.

E ancora una volta il Vangelo ci indica anche la strada da seguire nei nostri rapporti con gli altri. Nessun giudizio deve incatenare il nostro prossimo all’idea che ci siamo fatti di lui: dobbiamo lasciare a ognuno la possibilità di stupirci, di rivelare il proprio lato migliore al di là di ogni aspettativa e di ogni pregiudizio.