«Ma voi, chi dite che io sia?». Commento al Vangelo della Domenica (Anno C)

Santi Pietro e Paolo - Solennità
«Ma voi, chi dite che io sia?»
di Gianluca Giovinazzi, JMV Massafra
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 16,13-19
Nel Vangelo di oggi, Gesù ci pone una domanda che personalmente mi pongo molto spesso: “Chi dite che io sia?”.
Molte volte rispondo che è un Padre, un Fratello, un Amico; altre, invece, non riesco a capire chi per me possa essere Gesù, soprattutto quando, in alcuni momenti della mia vita, non riesco a sentirlo. Poi ci rifletto, e capisco che questo alternarsi di sentimenti ed emozioni non è altro che la costruzione di un rapporto unico, personale.
Solo allora comprendo Pietro, che senza esitare risponde che Gesù è il Figlio di Dio. Pietro ha vissuto una relazione autentica con Lui, fatta di alti e bassi. Ed è proprio da questa autenticità che Gesù decide di affidargli ciò che ha di più prezioso: le chiavi del Suo Regno. Quelle chiavi che oggi sono nelle mani di tutti coloro che instaurano una relazione con Lui, che lo vivono nella cristianità e mettono in atto ciò che di più bello ci possa essere: amare il prossimo.
Infine penso a ciò che oggi mi preoccupa, e preoccupa un po’ tutto il mondo: i conflitti. E ripenso a quelle parole che oggi hanno un peso enorme: “Le potenze degli inferi non prevarranno su di essa.”Non prevarranno su quella Chiesa che Gesù ha affidato a Pietro e che oggi siamo noi.
Ma per custodirla e farla vivere dobbiamo partire dal nostro piccolo: dal nostro fratello, sorella, madre o padre in difficoltà; dal nostro amico di banco, dal collega di lavoro, dalle mura della nostra casa.
La mia esperienza nella Gioventù Mariana Vincenziana mi ha cambiato la vita. Mi ha dato una visione del mondo completamente diversa da quella che avevo. Ha messo al centro del mio mondo la relazione con l’Uomo, senza soffermarmi su giudizi o preconcetti.
Quando vado a visitare le famiglie, non vedo la bellezza della casa, ma quella di chi mi ha ospitato, anche se ha poco, anche se non ha nulla. In realtà, il mio aiuto nei loro confronti diventa il loro aiuto nei miei: imparo a vedere non più con gli occhi, ma con il cuore.
Ricordo un pomeriggio in GMV, in cui siamo andati a trovare una signora sola. Non avevo voglia, ero stanco. Ma quell’ora mi ha scosso: non avevo fatto nulla di straordinario, solo ascoltato. Eppure lei, con le lacrime agli occhi, mi ha detto: “Grazie per essere venuto, oggi non mi sento invisibile”.
Ho capito che il Vangelo si vive così: nelle piccole cose.
Ma certamente ho ancora tanto da imparare.
Oggi, nella festa dei Santi Pietro e Paolo, penso a loro e alla loro storia di vita, al loro essere uomini prima che santi, alle loro fragilità, e a come, con il loro credo, abbiano contagiato sempre più persone, fino ad arrivare ai nostri giorni.
Pietro ha negato. Paolo ha perseguitato. Eppure entrambi sono stati scelti, amati, inviati. Questo mi fa pensare che non sono le nostre cadute a definire chi siamo davanti a Dio, ma la nostra capacità di rialzarci, di lasciarci cambiare, di rispondere.
So che il Vangelo non mi darà delle risposte, ma nella mia relazione con Gesù voglio pormi sempre più domande, affinché questa cresca sempre di più, fino a portarmi — e spero a portare — alla Vita Vera.