«Le ferite di Cristo, feritoie sulla Vita». Commento al Vangelo della II Domenica di Pasqua (Anno C)

II Domenica di Pasqua (Anno C)
«Le ferite di Cristo, feritoie sulla Vita»
di Gaetano Germano, JMV Bagheria
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 20,19-31
Ho sempre provato a immedesimarmi in questo racconto evangelico, per capire quali fossero stati gli animi dei discepoli, barricati nel Cenacolo nel timore di subire lo stesso trattamento di Gesù. Sono anche parecchio confusi, non riescono a capire: Maria di Magdala aveva detto loro che il corpo del Maestro era stato preso dal sepolcro, ma poi torna e piena di gioia urla di averlo visto vivo.
Quante volte ci siamo sentiti come i discepoli? Reclusi nelle nostre prigioni personali, dove fanno da sbarre le nostre ansie, i nostri dubbi e i nostri problemi quotidiani. In particolare noi giovani, quanto spesso ci sentiamo impotenti di fronte alle sfide che ci pone la vita?
Dio, però, non ci lascia mai soli. Infatti, come il suo Spirito aleggiava sulle acque all’inizio dei tempi, così Gesù si mostra ai suoi discepoli e dice: «Pace a voi!». Attraverso questa immagine, il Signore ci conferma ancora una volta di essere presente in mezzo a noi, nella nostra vita, nel nostro caos: Lui è lì per aiutarci a mettere ordine nel nostro disordine.
Egli stesso ha detto: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro». Ma nonostante questa prova del suo amore, noi rimaniamo incerti e diffidenti. Come Gedeone che insicuro chiedeva al Signore un segno della sua volontà, anche Tommaso chiede a Gesù un segno tangibile della sua presenza, perché la parola dei suoi fratelli non gli basta. Quante volte non ci è sufficiente la testimonianza di chi ha già incontrato il Signore nella sua vita? Saldi nella nostra testardaggine, non riusciamo a capire che è il Signore stesso che si mostra attraverso gli occhi e le parole emozionati di Maria di Magdala. È in un momento di questo genere che il Signore allora si fa vedere concretamente e ci offre come prova tangibile i segni della Sua passione.
Quelle ferite sono feritoie attraverso cui possiamo osservare la nostra vita e quella di Dio. Come in un dipinto di Caravaggio, il dito che infiliamo nel suo costato è una terapia d’urto nel momento in cui pensiamo di non potercela, o peggio, di essere invisibili agli occhi di Dio. Quel dito dentro al costato ci dice che il cuore del Signore ha sofferto come noi, ma soprattutto batte per noi. E allora, come moderni Tommaso, Cristo viene di nuovo incontro a noi affinché la sua immagine alimenti e rafforzi la nostra speranza.
In questo Anno Santo dedicato alla speranza, il Risorto ci ricorda che la morte è stata sconfitta, e tuttavia preferiamo non accogliere quel messaggio, perché ci fa comodo restare nella nostra “comfort zone” fatta dalle nostre commiserazioni. Non è questa la natura di un discepolo di Cristo.
In quel battito vivo e aperto al nostro sguardo si cristallizza l’essenza della nostra missione. La nostra vocazione come cristiani e soprattutto come giovani mariani vincenziani è far sentire a chi si sente perduto che il cuore di Dio batte per lui. La vittoria di Cristo sulla morte ci ricorda direttamente delle sue parole: «Voi siete il sale della terra […]. Voi siete la luce del mondo […]. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».
Siamo chiamati a fare la differenza nell’epoca che viviamo, segnata da odio, disuguaglianze e indifferenza.
Siamo chiamati a non essere dubbiosi come Tommaso, bensì a portare a tutti l’annuncio della risurrezione come Maria, alla quale è bastato ascoltare il modo in cui Gesù pronunciava il suo nome per credere e adempiere alla sua missione.
Siamo chiamati ad essere quel sale e quella luce che danno sapore e illuminano il mondo. Siamo chiamati a fare esperienza di Lui, a morire e a rinascere in Lui. La vita non è semplice, soprattutto per quei fratelli e quelle sorelle che sperimentano sia la povertà fisica che quella spirituale o interiore. Ma in quanto cristiani abbiamo una marcia in più: nel Vangelo di oggi, Gesù che si mostra a un Tommaso incredulo ci offre un messaggio disarmante che dice: “Figlio mio, io ho vinto per te! Non avere ancora paura, perché io ho pagato per te il prezzo della tua sofferenza. La partita è già vinta, devi solo giocarla con la fiducia che il risultato finale sarà 10 a 0 per noi due.” Io sono ancora giovane, però so che non è semplice avere speranza e fede…ma se il Signore ha fatto e fa tanti prodigi nelle vite dei nostri fratelli e delle nostre sorelle, perché non dovrebbe compierli anche nella tua vita? Proprio a te, che per mezzo di Gesù sei un figlio amato da Dio?