Giovani in Missione, dal Lazio in Albania, come Pellegrini di Speranza

Dal Lazio in Albania
Giovani in Missione come Pellegrini di Speranza
“Insieme nel cuore, Albania 2024”
Il gruppo dei Giovani Vincenziani del Lazio condivide la sua esperienza Missionaria in Albania presso la Casa di Missione di Scutari.
Siamo partiti il 24 ottobre, accompagnati da Suor Ivana FdC e Padre Mario CM, pronti per un’altra esperienza di volontariato con l'obiettivo di fare del bene al prossimo.
Arrivati all’aeroporto di Tirana siamo stati subito accolti dai Padri Vincenziani con sede a Scutari, i quali ci hanno sin da subito testimoniato l’essenza della terra albanese: l’Accoglienza.
Abbiamo iniziato questa esperienza di missione celebrando la Santa Eucaristia, infatti, ciò che ha contraddistinto questa esperienza è stata proprio la presenza dell’Amore che ha mosso in tutti il desiderio di portare la Gioia della Resurrezione alle persone.
Animati dallo Spirito, il servizio è stato caratterizzato da un itinerario di diverse esperienze alle quali abbiamo partecipato a piccoli gruppi accompagnati dai padri e dalle suore. Ogni giorno una nuova tappa da scoprire, sperimentare e alla quale dedicarci. Abbiamo fatto l’esperienza nel carcere psichiatrico di Shën Koll, nell’ospedale psichiatrico di Scutari, nelle RSA, nel centro di sviluppo, nelle case delle famiglie più povere sotto vari punti di vista. Tuttavia, il pomeriggio ci siamo ritrovati, tutti insieme, a portare la gioia ai disabili attraverso il baskin (lo sport che non esclude nessuno).
carcere psichiatrico di Shën Koll
Nel carcere psichiatrico di Shën Koll siamo stati accompagnati da Padre Gjergj. È un luogo insolito, al di fuori della città, isolato e apparentemente silenzioso, ma che nasconde un senso profondo di caos: i detenuti che vivono quel posto ogni giorno, nascondono una sofferenza interna e rumorosa, talmente tanto grande da non poterla non sentire se si cammina per quei corridori. Durante l’esperienza, nonostante gli errori commessi dai fratelli detenuti, le condizioni igienico-sanitarie e mentali, ci ha colpiti come Dio veramente si manifesta in quelle persone che riteniamo ultime. Ciò che ci è rimasto impresso è la gratitudine di questi fratelli. Alcuni di loro, nonostante la poca lucidità mentale, ci hanno risposto: “che Dio vi accompagni”, “che Dio vi benedica”, delle risposte che hanno toccato in profondità il nostro cuore e hanno lasciato un segno importante.
visite domiciliari
Un'altra esperienza simile che vorremmo raccontare è stata quando siamo andati a fare le visite domiciliari, dove siamo entrati a contatto con la realtà umana di Scutari. Come detto già, ciò che contraddistingue questo popolo è l’Accoglienza. Nonostante le persecuzioni ricevute dal regime comunista a causa della propria fede in Cristo, hanno conservato alcune radici importanti delle loro tradizioni e modalità di vivere i rapporti umani. Come spiegatoci da Padre Luigi (un vincenziano italiano che da 26 anni presta servizio nel territorio albanese) per gli albanesi la grande accoglienza deriva dal concepire chi gli fa visita come se fosse Dio a visitarli. Ancora una volta gli “ultimi” ci hanno insegnato quanto sia importante, saper vedere il volto di Dio nel prossimo. L'affetto, la gioia, di queste persone nonostante i loro problemi personali, di salute, sono la testimonianza della vera ricchezza. Come nel caso di una donna allettata che non faceva altro che ringraziare Dio e noi per la nostra presenza. Infatti, molti di loro vivono in solitudine poiché malati, abbandonati e rifiutati dalla società e dalle loro stesse famiglie.
ospedale psichiatrico
All’ospedale psichiatrico, abbiamo trovato realtà umane molto toccanti di persone sia giovani che anziani che stavano lì da molto tempo e vivono una condizione atemporale. Con loro abbiamo organizzato dei giochi, dei balli dove persone di diversa età e con diverse diagnosi psichiatriche hanno espresso la propria profonda e nascosta vitalità.
centro di sviluppo
Alcuni di noi hanno avuto l'opportunità di incontrare i ragazzi e gli ospiti del centro di sviluppo, dove sono presenti bambini e adolescenti dai 6 anni in su, affetti da diverse difficoltà cognitive, motorie, fisiche e mediche. Le principali attività che abbiamo svolto insieme a loro includevano balli, giochi con cerchi e palline, e la decorazione di un muro con tempere e disegni, che hanno portato divertimento e colore a tutti i partecipanti. Alcuni di noi si sono anche offerti per servizi come il taglio dei capelli e esercizi di fisioterapia, grazie a uno dei membri del nostro gruppo che è un professionista del settore. L'accoglienza e la gioia di questi bambini e ragazzi hanno toccato profondamente i nostri cuori, facendoci dimenticare, anche solo per un momento, le difficoltà interiori che li caratterizzano.
struttura pubblica RSA
L'esperienza nella struttura pubblica RSA è stata senza dubbio ricca di emozioni contrastanti: anziani malati e ricoverati che spesso non hanno una famiglia a sostenerli o che sono ospitati in questa struttura perché gravemente malati, ci hanno accolto con grande calore. È stato emozionante vedere come anche culture e religioni diverse si siano fuse nel momento toccante della preghiera in arabo tra uno di noi e una signora anziana che ha ritrovato in lui un po' della sua casa. Per questi anziani la vita risulta ormai abbastanza monotona, piatta, e aver portato una ventata di gioventù, di sostegno e di ascolto è stato senza dubbio un contributo prezioso per loro, ma soprattutto per noi, poiché ci hanno arricchito nel profondo con le loro storie.
Baskin
I pomeriggi erano dedicati al Baskin organizzato e gestito da Padre Agustin, con l’aiuto di Suor Dafina e di altri giovani della parrocchia. Il gioco consisteva, oltre che fare canestro come normalmente avviene nel basket, nel permettere di fare canestro nelle due estremità laterali del campo a queste persone, con delle precise condizioni: aspettare, accompagnare, sostenere, incoraggiare e gioire insieme a loro.
In questo tempo dedicato ai fratelli bisognosi abbiamo assunto proprio l’atteggiamento di Cristo, come diceva Padre Mario nell’omelia. Abbiamo bisogno di Cristo per vedere chiaramente, come il cieco di Gerico, per vedere con i suoi occhi e accorgerci dell’“ultimo” e avere misericordia nei suoi confronti.
In fine, il 28 ottobre, abbiamo concluso la nostra missione con un momento di verifica e di riflessioni proposte da Suor Ivana. Ognuno ha dato voce alla sua personale risonanza e in ognuno abbiamo riscontrato un arricchimento interiore, come ha detto Riccardo, un giovane che da poco si è unito a noi nel servizio: “questa esperienza mi ha cambiato la vita”.
Vorremo sintetizzare ciò che abbiamo personalmente sperimentato con una frase che ho personalmente ricevuto come spunto di riflessione da Suor Ivana: “Se sogniamo insieme può diventare realtà” (Hélder Camara). È una frase che richiama esattamente il motto del nostro viaggio verso i poveri: “Insieme nel cuore, Albania 2024”.
Ci siamo riuniti per salutarci in una grande festa con i padri, le sorelle e i giovani del posto, dove abbiamo consumato la cena in comunione e ballato per festeggiare con gioia questa grande esperienza di amore.
Jacopo e Ginevra