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«Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». Commento al Vangelo della III Domenica di Pasqua (Anno C)

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III Domenica di Pasqua (Anno C) 
«Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete».
At 5,27-32.40-41; Ap 5,11-14; Gv 21,1-19.

di Padre Mario Sirica CM
Dal Vangelo secondo Giovanni 
Gv 21,1-19

L’esperienza del fallimento segna tutta la nostra vita: fallimento professionale, fallimento nelle relazioni, fallimento apostolico…fallimento anche nella relazione con Dio. Siamo fragili, possiamo sbagliare: il fallimento fa parte della nostra realtà di creature. Il fallimento però non dovrebbe mai diventare l’ultima parola: se è vero che possiamo sbagliare, è anche vero che possiamo ricominciare. 

 Il brano del Vangelo che ci viene proposto questa domenica ci mostra non solo come Dio ci aiuta a rialzarci dalle nostre situazioni di fallimento, ma forse ci insegna anche – cosa molto più difficile – come ricostruire quelle relazioni che sembrano inesorabilmente spezzate sotto il peso dei fallimenti affettivi.

Quando siamo delusi da noi stessi e da come sono andate le cose, quando ci rendiamo conto di aver sbagliato e quando ci sembra impossibile o troppo difficile rimediare, la reazione molto frequente è quella di provare a dimenticare. Vorremmo archiviare quelle esperienze che ci hanno consegnato un’immagine di noi che preferiamo non guardare. 

Anche Pietro vorrebbe mettere da parte la sua amicizia con Gesù: torna a pescare, torna al suo vecchio mestiere. Pietro non è da solo, ma c’è una comunità dispersa e incerta che si trova coinvolta nelle sue decisioni. Tutti insieme si ritrovano a vivere, nonostante tutto, una nuova esperienza di fallimento: anche quella notte non prendono nulla. 

Gesù entra nei nostri fallimenti, ci aiuta a guardarli, a trasformarli e a farli diventare un’occasione di grazia.Non è facile, perché quando siamo delusi e scoraggiati non riusciamo a riconoscere la presenza di Dio nella nostra vita.  Siamo concentrati sui nostri errori e su quella storia che sembra sbagliata. Gesù invita i discepoli a ritornare con lui in quelle situazioni di fallimento: ancora una volta li invita a calare di nuovo le reti. Il discepolo amato riconosce, in quei gesti e in quelle parole, il Signore; lo riconosce perché non è fuggito, ha saputo restare ai piedi della croce e ha accolto la madre di Gesù nella sua intimità. Lo sguardo di Pietro invece ha bisogno di essere guarito: il peso del tradimento offusca la sua vista. 

Dopo la cena, con la quale Gesù si fa riconoscere nuovamente nel gesto della consegna e della condivisione, giunge il momento dell’incontro personale con Pietro. Quell’incontro è segnato da tre domande sull’amore che sembrano alludere a quelle tre volte in cui Pietro ha rinnegato Gesù: è un cammino di guarigione. Davanti a colui che lo ha tradito, Gesù non banalizza, non finge che non sia successo niente, ma non indaga, non interroga Pietro sulle motivazioni, non gli interessano le spiegazioni. Gesù riparte dall’amore: chiede a Pietro cosa è disposto a mettere in gioco in quella relazione.

Nella prima domanda, Gesù usa un verbo, che indica un amore alto, esclusivo, e chiede a Pietro non solo se lo ama con quell’amore, ma se nel suo amore c’è un di più. Si potrebbe tradurre più di tutti gli altri o più di tutte queste cose. È una richiesta esigente e molto forte. Davanti a questa domanda, Pietro risponde usando il verbo dell’amicizia. La sua risposta può infatti essere tradotta come un generico ti voglio bene. 

 Nella seconda domanda, Gesù usa ancora il verbo che indica un amore alto, esclusivo ma rinuncia al di più di tutti gli altri. Nonostante ciò, Pietro continua a rispondere con il verbo dell’amicizia, del ti voglio bene. 

Nella terza domanda, Gesù rinuncia anche al verbo che indica un amore alto e usa il verbo di Pietro: chiede a Pietro se (almeno) gli voglia bene. Pietro si rattrista, perché si rende conto che Gesù vede in lui delle risorse e una capacità che Pietro invece non riesce a scorgere. Ma, nonostante ciò, dopo ogni risposta di Pietro, Gesù gli consegna il gregge, gli agnelli e le pecore, come a dire: va bene, Pietro, anche se oggi riesci solo a volermi bene, io mi fido lo stesso di te! 

Gesù non ci impone uno standard da raggiungere per essere suoi amici. Ciò che gli interessa è la nostra disponibilità a mettere in gioco nella relazione con lui quello che ci sembra possibile. È infatti, anche per Pietro, l’inizio di un cammino. Gesù gli chiede nuovamente di seguirlo, ma questa volta, la risposta di Pietro non si basa più sulla sua forza di volontà, adesso si rende conto che il motivo per cui può seguire Gesù sta nel fatto di sentirsi perdonato.

 Siamo invitati a guardare ai nostri fallimenti però con la prospettiva di ricominciare, ad avere la consapevolezza che ad ognuno di noi sono stati concessi dei doni ed infine ad essere capaci di metterci in gioco nella relazione con Gesù senza preferire invece una via di fuga.