Egli doveva risuscitare dai morti. Commento al Vangelo della Domenica di Pasqua (Anno C)

Domenica di Pasqua «RISURREZIONE DEL SIGNORE» (Anno C)
Egli doveva risuscitare dai morti.
di Padre Valerio Di Trapani, Visitatore
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 20,1-9
Oggi una bella notizia risuona in tutte le chiese del mondo; viene proclamato a gran voce che Cristo è risorto, che il sepolcro è vuoto, che la morte non ha avuto potere sull'Autore della vita. Questa lieta notizia che da 2000 anni viene annunciata non ha il sapore di qualcosa di antico, arcaico, insignificante. Potrebbe averlo se fosse soltanto una rappresentazione storica di un evento straordinario ma concluso.
La Pasqua non è conclusa, non è racchiudibile in un evento passato, ma celebrarla vuol dire essere ripresentati nella fede a quell'evento unico che ci consente di accogliere tutta l'energia che promana da quel sepolcro vuoto. Il sepolcro vuoto parla a noi ancora oggi, quei teli posati e avvolti ancora oggi rappresentano a chi vive la fede, il segno che la morte è sconfitta, che le morti, le mortificazioni, le ferite, la vendetta, la bramosia di potere e l'odio sono sconfitti dall'amore.
Questa non è una notizia di duemila anni fa: questa è la notizia che il Signore proclama a noi oggi e io desidero ripetere ancora una volta a voi. Sì, perché credere in Cristo che è risorto dai morti non è un esercizio di adesione fedele ad una verità ancorata nel passato, ma piuttosto si tratta di scegliere di lasciarsi abitare da un Dio eternamente vivente che oggi e sempre continua a seminare la vita di segni di gioia, consolazione e pace. Cristo è risorto significa che oggi, ancora una volta, è data la possibilità a tutti di vivere da viventi, di esprimere nella propria esistenza vitalità non a partire da un bel carattere o da un temperamento vivace, ma perché ospitiamo dentro di noi il Vivente che trasforma ogni Croce in albero della vita, ogni ferita in feritoia da cui traspare evidente l'amore di Dio.
Anche Vincenzo de' Paoli per tanti anni aveva creduto in Cristo risorto, aveva ripetuto la professione di fede che afferma che Gesù crocifisso il terzo giorno è risuscitato da morte; questa fede però non gli consentiva di guardare alla propria vita e al proprio sacerdozio come a un dono ricevuto da consegnare, ma soltanto come una condizione che gli consentiva di vivere più agiatamente e di permettere ai propri familiari di abbandonare uno stile di vita stentato per ripagarli degli sforzi che avevano dovuto affrontare per sostenere gli studi. La fede di Vincenzo de’ Paoli in Cristo Risorto porta i suoi frutti soltanto quando egli fa esperienza, nella sua carne, della morte e risurrezione di Cristo, quando cioè egli tocca con mano i segni dei chiodi e vede con i propri occhi che il Vangelo risuscitava i morti, portava salvezza ai poveri abbandonati e il dono di dispensare la misericordia di Dio portava segni evidenti di salvezza per il povero popolo della campagna.
Carissimi fratelli e sorelle questa Pasqua ci dona ancora oggi l'opportunità di scegliere di fidarsi di Dio, della sua parola, delle sue promesse di amore e di fedeltà. La Pasqua ci chiede di sperimentare ciò che proclamiamo, scegliendo di perdonare chi ci crocifigge, di donarci infinitamente, di gettarci come sale per dare sapore e sostanza a questa nostra terra ed evitare di rinchiudersi. La Pasqua ci renda estroversi, pronti a volgere il proprio sguardo verso il prossimo, attenti e disponibili a testimoniare e annunciare, come gli Apostoli, che davvero anche in noi Cristo è risorto.
La gioia pasquale non sia un balsamo sulla nostra pelle, ma si incunei nel nostro cuore, scenda nelle profondità del nostro essere e ci trasformi in apostoli del risorto invece che semplici cronisti di storie passate.
Auguri. Gesù Cristo, crocifisso e risorto, sia l’unica nostra speranza.