Di Enza Aloe: "Non è semplice vivere la Carità". Essa richiede tempo, dedizione, a volte anche dolore, delusione.

Non è semplice vivere la carità
La carità certamente non va confusa con un atto filantropico, ma come un vero movimento del cuore. Cioè vivere la carità significa che essa fa parte di me stessa, esce dal cuore e arriva all’atro come gesto sincero di amore. Viverla ogni giorno, farne stile di vita e scelta di coerenza, è tutta un'altra cosa.
La Carità non è un gesto improvviso dettato dall'emozione del momento. Non è il pacco dono a Natale, nel piatto caldo offerto a Pasqua. È molto di più. La Carità cristiana quella vera è relazione, ascolto, condivisione e soprattutto accoglienza dell’altro per come esso si presenta, è renderlo parte integrante della mia vita. E' sedersi accanto, senza giudizio, accettando le fragilità dell'altro come parte della nostra stessa umanità.
Il nostro gruppo non si limita a fornire aiuti materiali, ma sceglie ogni giorno di farsi prossimo, in silenzio e con discrezione. Non sempre è facile e forse non sempre ci riusciamo, ma il nostro cuore sente l’altro come necessario per vivere ciò che S. Vincenzo ci ha lasciato: “vedere nel povero il volto di Cristo”.
A volte si è stanchi, altre volte ci si scontra con l'ingratitudine, o con la burocrazia che rallenta ogni slancio.
La carità, quella vera, non è un esperienza in discesa, ma in salita, essa richiede non solo parte del proprio tempo, ma soprattutto richiede parte della propria vita. S. Vincenzo spesso asseriva che bisognava immedesimarsi nei bisognosi, avere compassione di loro. Ecco la carità fugge dalla commiserazione e vive il sentimento della compassione, cioè della compartecipazione sincera alla vita, al dolore e alle sofferenze dell’altro. Ciò che ci spinge ad andare avanti è la consapevolezza che quello che noi viviamo come volontari vincenziani è un esperienza di fede e di comunione fraterna.
Nel quartiere di Sant'Eufemia la parrocchia di San Giovanni Battista rappresenta un punto di riferimento, non solo spirituale, ma anche sociale. La parrocchia deve essere sempre più una Casa che sa accogliere e integrare, che sa amare e perdonare, che sa accompagnare e sollecitare alla carità condivisa. Qui, la carità prende forma concreta, ascolto per le famiglie in difficoltà, accompagnamento per chi ha perso lavoro o casa, una parola di conforto per chi vive nella solitudine e sostegno per le varie difficoltà materiali e anche spirituali. Qui, ogni giorno si rinnova il “miracolo” silenzioso della prossimità che non risolve certamente il tutto, ma consola, non fa sentire soli ma accompagnati e soprattutto voluti bene.
La carità innesca la circolarità del bene, colma le distanze e i pregiudizi e ti fa vivere nella libertà il valore di una amicizia che non ha bisogno di tempo e mutazione, ma che nell’immediato ti fa sentire l’altro tuo, appartenete al tuo cuore: questo è il miracolo della carità. E proprio in questo "non è semplice" sta la verità profonda del servizio: non c'è nulla di scontato nella carità autentica, tutto è dato al e dal cuore.
La carità richiede tempo, dedizione, a volte anche dolore, delusione. Ma è lì che si misura la bellezza del Vangelo vissuto: non cerchi la propria soddisfazione, ma la gioia dell’altro. Non siamo eroi, conclude Enza, siamo solo strumenti di Dio e se ci lasciamo plasmare dal suo Amore e ci mettiamo nelle sue mani allora anche la nostra piccola fatica diventa una carezza di cielo per chi è nel buio. L’impossibilità, la fatica e anche il fallimento rendono credibile la carità.
Enza Aloe
Presidente GVV - Sant'Eufemia