«C'era un elemento che ci univa: l'amore di Cristo». Alexa e Noemi da Oradea raccontano la loro esperienze al Giubileo

Da Oradea a Roma
«Sebbene fossimo a 1500 km da casa,
non eravamo stranieri a Roma»
Un gruppo di giovani vincenziani di Oradea (Romania), assieme a Padre Vass Csaba CM e alle Figlie della Carità, ha preso parte al Giubileo dei Giovani Vincenziani a Roma. Siamo grati per la loro partecipazione e desideriamo condividere con voi le esperienze di Alexa e Noemi.
Alexa, 18 anni e studentessa universitaria
Questo Giubileo mi ha offerto un'esperienza indimenticabile.
È stato straordinario vivere il momento in cui giovani di diversi paesi si sono uniti, pregando e cantando insieme: la fede condivisa e la gioia permeavano completamente l'atmosfera.
Sono rimasta profondamente colpita dal discorso sulla Speranza, che mi ha procurato una straordinaria energia e motivazione per affrontare le sfide quotidiane.
L'adorazione eucaristica ha suscitato in me emozioni e riflessioni che mi hanno avvicinato a Dio, portandomi a una vera serenità interiore.
Anche le conversazioni nei piccoli gruppi sono state molto arricchenti, poiché abbiamo potuto condividere sinceramente pensieri ed esperienze, rafforzando ulteriormente le nostre amicizie. Abbiamo riso moltissimo, e l'atmosfera giocosa ha reso tutto così accogliente che ognuno si è sentito a casa.
Il Giubileo vissuto a Roma non è stato solo un momento di ricarica spirituale, ma una vera esperienza comunitaria, per la quale sono molto grata.
Ciò che ha reso tutto ancora più speciale è stata l’apertura e l’accoglienza dei gruppi: non importava da dove venivamo, tutti sono stati accolti con amore, e così abbiamo potuto vivere questo tempo insieme davvero come una grande famiglia.
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Noemi, 22 anni insegna religione e contemporaneamente studia all’università
L'atmosfera al Giubileo preparato dai Missionari Vincenziani e dalle Figlie della Carità è stata molto familiare. Sebbene fossimo a 1500 km da casa, non eravamo stranieri a Roma, ma anche lì "trovavamo casa".
Il primo giorno dell'incontro, le presentazioni hanno messo in luce le nostre differenze e le varie culture di provenienza. Tuttavia, c'era un elemento che ci univa: l'amore di Cristo. L'incontro giubilare dei giovani ha non solo rafforzato la nostra fede, ma ci ha anche offerto l'opportunità di osare sognare un mondo più bello e amorevole.
Come “Pellegrini della Speranza”, abbiamo avuto l'opportunità di attraversare le Porte Sante, portando con noi le nostre speranze personali e quelle dei nostri cari. Mentre pregavo davanti alla reliquia di Carlo Acutis, ho chiesto la forza per rimanere un giovane gradito a Dio, proprio come il Signore aveva sognato per me, anche nel caos del mondo.
È stata un'esperienza straordinaria rendersi conto che, nonostante le nostre diverse lingue madri, siamo riusciti a comunicare attraverso il linguaggio dell'amore. È stato un autentico piacere partecipare all'incontro, e sono convinto che questa esperienza la condivideremo con i nostri nipoti.