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(ANNO C): III Domenica d'Avvento. Comenta il Vangelo Suor Rosanna Pitarresi Fdc

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III Domenica d’Avvento 2024
Commento al Vangelo 

di Suor Rosanna Pitarresi, Figlia della Carità 

In questa terza Domenica di Avvento (Luca 3,10-18), il protagonista sembra essere Giovanni Battista. Con lui, le folle, i pubblicani, i soldati… poi “Colui che è più forte” di Giovanni e lo Spirito Santo.

La domanda che tutta questa gente pone a Giovanni è la stessa: “Cosa dobbiamo fare?” 

CONDIVIDERE

“Chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha”, risponde alle folle. Quella che Giovanni propone non è la “giustizia distributiva” umana, secondo il principio “a ciascuno il suo”. La giustizia dell’AT ha come presupposto la paternità di Dio, e quindi la fraternità tra gli uomini. Per questo, ciò che tu hai e tuo fratello non ha, non è tuo, ma da condividere. Questa è l’economia evangelica, non quella dell’accentramento e del possesso. 

TUTTI GRAZIATI

“Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato”, risponde ai pubblicani. I pubblicani, appaltatori di tasse – e per conto di un dominatore straniero! – erano un po' la maschera del peccato. Erano odiati non solo come chiunque esiga tasse, ma anche come quelli che mantenevano in vita il sistema di oppressione straniero. Giovanni sembra fare una proposta minimale, che apparentemente non cambia la loro situazione. Luca in realtà è abbastanza ardito: non si possono dividere i buoni dai cattivi (Mt 13,24ss). Qualunque sia la nostra vita, sappiamo che non siamo giusti, nessuno di noi lo è: siamo tutti graziati e giustificati e chiamati a lasciar trasparire, in questa situazione di male, la sua grazia.

UN CUORE LIBERO E PACIFICATO

“Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno”, risponde ai soldati. Il soldato, al servizio delle armi che uccidono, è il terminale del potere di morte. Un soldato che non fa del male, che non incute paura, che non è disposto a usare la violenza per sopprimere le ingiustizie, che soldato è? Ci ricorda il centurione di cui Gesù ammira la fede grande. Ripetiamo: Giovanni non propone una morale minimale, in cui si confondono ruoli e mansioni: la sua predicazione vuole formare un “popolo ben disposto”, un cuore libero e pacificato, le cui armi sono il rispetto di tutti i diritti dell’uomo, la difesa della vita in tutte le sue espressioni.

Colmata ogni depressione, eliminata ogni pretesa, ogni ingiustizia e violenza, il popolo crede e spera la sua salvezza. A chi non spera e non crede, Dio non può donare ciò che ha promesso.

IL DONO DELLO SPIRITO

“Lui vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco”. Il dono di Dio non è una semplice speranza umana, sia pure di solidarietà e giustizia. Giovanni spiega che lui non innalza l’uomo a Dio, semplicemente lo immerge nella sua verità, nell’acqua del suo limite e della sua morte, nella sua creaturalità, in attesa che venga “il più forte”. Costui lo immergerà nello “Spirito Santo”, nella vita stessa di Dio. Questa è la salvezza dell’uomo: partecipare alla vita di Dio, al fuoco della sua luce, vivere immersi nel suo amore e nella sua misericordia.

MAI LA CONDANNA

Poi verrà il tempo per “Ripulire la sua aia e raccogliere il grano…” Connesso con il tema del fuoco ritorna il tema del giudizio. Il senso non è quello di condanna, ma quello della rivelazione della realtà di male PER orientare l’uomo alla conversione.

Sulla croce, Gesù donerà la sua vita e il suo Spirito, là dove morte e vita si incontreranno, fine e nuovo inizio si baceranno e rinascerà una vita nuova. Solo se l’uomo, liberamente, dirà il suo sì.