ALBANIA | Da sei Paesi a Scutari: giovani vincenziani uniti per servire e incontrare

In Albania, oltre 60 giovani al Campo di Servizio Internazionale
della Famiglia Vincenziana
Si è concluso a Scutari, in Albania, il Campo di Servizio Internazionale, organizzato dalla Famiglia Vincenziana, FamVin, che dal 23 al 30 agosto ha riunito circa 60 giovani e membri della FamVin provenienti da Albania, Kosovo, Polonia, Slovenia, Grecia e Spagna. Una settimana ricca di preghiera, formazione, servizio e vita comunitaria, vissuta nello spirito dell’incontro tra culture e lingue diverse e, soprattutto, nella scelta comune di trasformare la fede in un servizio concreto verso l’altro.
Il programma ha alternato momenti di preghiera e formazione a esperienze di servizio in diverse realtà sociali della città: il Reparto di Psichiatria, Casa Mimoza, il Progetto Shpresa, la Casa dei Bambini, la Casa degli Anziani, il Centro Madonnina del Grappa e il Centro di Sviluppo. L’incontro con persone che vivono situazioni di fragilità e difficoltà ha permesso ai giovani di scoprire il servizio non semplicemente come un’attività, ma come incontro, ascolto, presenza e relazione umana.
Padre Rrok Shporaj, membro dell’équipe organizzativa, riflettendo sull’esperienza vissuta in questi giorni, racconta: «Questo campo ci ha aiutato a riscoprire la bellezza dell’amicizia e dell’essere amici di Gesù». Un’amicizia che non rimane soltanto nelle relazioni tra i partecipanti, ma diventa un modo concreto per avvicinarsi e mettersi al servizio di ogni persona incontrata.
«Questa esperienza di servizio mi ha aiutato a scoprire profondamente l’unico linguaggio universale, quello dell’amore», racconta Alessandro, dalla Spagna, sottolineando come sorrisi, abbracci e gesti semplici possano diventare un modo concreto per vivere l’insegnamento di Gesù.
Per Kimon, 19 anni, della Gioventù Mariana Vincenziana, JMV, della Grecia, questo primo campo di servizio all’estero gli ha mostrato che «la vera gentilezza e l’amore possono essere compresi anche senza parole». All’inizio era difficile comunicare con i bambini della Casa dei Bambini, ma alla fine della settimana è accaduto qualcosa di molto significativo: «I bambini conoscevano il mio nome».
Così, la barriera linguistica non si è trasformata in un limite, ma in un’opportunità di incontro e di comunicazione oltre le parole. Angel, 17 anni, raccontando la propria esperienza con persone con disabilità, afferma: «Anche se non riuscivamo a comprenderci attraverso le parole, ci siamo capiti con il cuore». Mentre Ivy, 25 anni, sintetizza il significato della sua esperienza ricordando che l’amore di Dio «si trova nei gesti più semplici di servizio, amicizia, gentilezza e fiducia».
Al di là del servizio, il Campo ha creato anche spazi per nuove amicizie e relazioni internazionali. Roy, 20 anni, descrive così la propria esperienza: «Il campo riguardava il servizio, ma non solo il servire le persone: significava anche creare amicizie».
Per Catherine Binibini, 28 anni, questa settimana è stata una vera esperienza di «risveglio», durante la quale ha potuto «vedere e vivere Gesù nei volti di tutte le persone» incontrate. Una consapevolezza simile emerge anche dalla testimonianza di Julia, 31 anni, che sottolinea come i bisogni più profondi delle persone che vivono situazioni di fragilità siano spesso «amore, presenza e attenzione sincera».
Anche per Andi, di Scutari, questa è stata un’esperienza indimenticabile e una delle più significative della sua vita. Egli sottolinea: «Dare gratuitamente significa anche ricevere molto». Un’espressione che racchiude bene il paradosso del servizio: chi dona il proprio tempo, le proprie energie e il proprio amore, alla fine scopre di aver ricevuto molto più di quanto avesse immaginato.
Questa esperienza richiama uno dei tratti essenziali della spiritualità vincenziana: «L’amore è inventivo all’infinito». Il Campo si è concluso, ma l’impegno continua. Ciò che è stato vissuto a Scutari diventa un invito a tornare alla vita quotidiana con un cuore nuovo: ascoltare, servire, amare e testimoniare, trasformando ogni incontro in una nuova possibilità di prossimità e di attenzione verso l’altro.
Il campo di servizio internazionale della Famiglia Vincenziana consegna ai partecipanti questa missione: essere presenza, servizio e luce per gli altri. «Abbiamo lasciato un segno negli altri, ma anche gli altri hanno lasciato un segno profondo in noi». Forse è questa la sintesi più autentica di un’esperienza che ha superato confini, lingue e culture, costruendo una comunità internazionale unita nella fede, nell’amicizia e nel servizio.