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Verso il Giubileo vincenziano 2025: "Mani per il pane" - segni di speranza per i poveri

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“Mani per il pane” 
Segni di speranza per i poveri 

Introduzione 

Dopo il grande Giubileo dell’anno 2000, che con Giovanni Paolo II ha introdotto la Chiesa nel terzo millennio della sua storia, abbiamo vissuto il Giubileo straordinario della Misericordia (8 dicembre 2015 - 20 novembre 2016), voluto da papa Francesco, che ci ha permesso di riscoprire la forza e la tenerezza dell’amore misericordioso del Padre, per esserne a nostra volta testimoni. Più recentemente, lo stesso Papa Bergoglio in data 11 febbraio 2022 ha indirizzato una lettera a monsignor Rino Fisichella, Presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, per affidargli la responsabilità di «trovare le forme adeguate perché l’Anno Santo (Giubileo 2025) possa essere preparato e celebrato con fede intensa, speranza viva e carità operosa».  

L’esperienza della pandemia da Covid-19, che ha «modificato il nostro modo di vivere, ha suscitato talvolta nel nostro animo il dubbio, la paura, lo smarrimento», può essere superata, scrive Francesco, «nella misura in cui si agirà con fattiva solidarietà», tenendo accesa la fiaccola della speranza. «Il prossimo Giubileo – continua il Papa – potrà favorire molto la ricomposizione di un clima di speranza e di fiducia, come segno di una rinnovata rinascita». Ecco quindi il motto: Pellegrini di speranza. «Tutto ciò però sarà possibile se saremo capaci di recuperare il senso di fraternità universale, se non chiuderemo gli occhi davanti al dramma della povertà dilagante che impedisce a milioni di uomini, donne, giovani e bambini di vivere in maniera degna di esseri umani. Penso specialmente ai tanti profughi costretti ad abbandonare le loro terre. Le voci dei poveri siano ascoltate in questo tempo di preparazione al Giubileo che, secondo il comando biblico, restituisce a ciascuno l’accesso ai frutti della terra».

Dopo l’anno 2023, dedicato alla riflessione sui documenti e allo studio dei frutti del Concilio Vaticano II, il 2024 è l’anno della preghiera, una grande “sinfonia” di preghiera che si traduce nella solidarietà e nella condivisione del pane quotidiano, facendo così del Padre nostro il programma della nostra vita. 

Nel 2025 noi Missionari Vincenziani celebreremo anche il quarto centenario della fondazione della Congregazione della Missione. A questa meta ci stiamo preparando con la preghiera e l’impegno nella missione al fine di rivitalizzare le tre dimensioni della nostra spiritualità vincenziana, così come indicatoci dal Superiore generale P. Tomaz Mavric, che scrive: «la dimensione profetica che dalla grazia dello Spirito di Dio che è “sopra di noi” giunge all’ascolto del grido dei poveri e alla disponibilità a prendersi cura; la dimensione sinodale che vede il superamento dell’individualismo per un cammino ed una azione comunitaria; la dimensione missionaria la cui autenticità nasce da una spiritualità profonda, da un’intensa comunione, dalla vicinanza e amicizia con Gesù».  

Il 2025 è per tutti «un anno di grazia del Signore, e noi ringrazieremo Dio della grazia fatta a tutti i fedeli mediante il giubileo, e cercheremo di ben disporci per acquistarlo» (SVit XI, 333). Un cammino, scandito da tappe, verso l’Anno Santo. Un sentiero da percorrere insieme, esercitandoci a recuperare la consapevolezza di essere tutti sinodoi, compagni di viaggio, ovvero sinodali.  

La speranza non delude 

«Spes non confundit», «la speranza non delude». Con queste parole dell’apostolo Paolo (Rm 5,5), Papa Francesco, il 9 maggio 2024 ha introdotto la Bolla di indizione del Giubileo Ordinario dell’Anno 2025 che vuole essere per tutti, ma in modo particolare per quanti sono abitati da scetticismo e pessimismo, un’occasione di rianimare la speranza sorretti dal Dio Amore. La speranza – scrive Papa Francesco - nasce dall’amore e si fonda sull’amore che scaturisce dal Cuore di Gesù trafitto sulla croce. 

Una virtù strettamente imparentata con la speranza è la pazienza. In un contesto sociale dove la fretta è diventata una costante, dove lo spazio e il tempo sono soppiantati dal “qui ed ora”, siamo chiamati a riscoprire la pazienza intesa come la capacità di attendere con fiducia non dimenticando la pazienza che Dio ha con noi.  

Da questo intreccio di speranza e pazienza appare chiaro come la vita cristiana sia un cammino per ricercare il senso della vita; non a caso il pellegrinaggio esprime un elemento fondamentale di ogni evento giubilare. Il Giubileo Ordinario 2025, inizierà il 24 dicembre 2024 con l’apertura della Porta Santa della Basilica di San Pietro in Vaticano, terminerà il 6 gennaio 2026 e orienterà il cammino verso un’altra ricorrenza fondamentale per tutti i cristiani: nel 2033, infatti, si celebreranno i duemila anni della Redenzione compiuta attraverso la passione, morte e risurrezione del Signore Gesù.  

Il Papa chiede a tutti i cristiani di essere segni tangibili di speranza per quanti vivono situazioni di disagio: i detenutiche, privi della libertà, sperimentano ogni giorno, oltre alla durezza della reclusione, il vuoto affettivo, le restrizioni imposte e, in non pochi casi, la mancanza di rispetto; gli ammalati, che si trovano a casa o in ospedale; i giovani che vedono spesso crollare i loro sogni; i migranti, che abbandonano la loro terra alla ricerca di una vita migliore per sé stessi e per le loro famiglie; gli esuli, profughi e rifugiati, che le controverse vicende internazionali obbligano a fuggire per evitare guerre, violenze e discriminazioni;  gli anziani, che spesso sperimentano solitudine e senso di abbandono; i miliardi di poveri, che spesso mancano del necessario per vivere. 

Il tema della speranza, Papa Francesco lo aveva già ripreso nel 2019 scrivendo il messaggio della terza giornata mondiale dei poveri dal titolo: «la speranza dei poveri non sarà mai delusa» (Sal 9,19). Il Signore Dio ascolta, interviene, protegge, difende, riscatta, salva, non dimentica il grido dei poveri la cui speranza sfida le varie condizioni di morte, perché sanno di essere particolarmente amati da Dio e tale amore vince sulla sofferenza e l’esclusione. Il povero – continua il Pontefice - è colui che “confida nel Signore”, perché ha la certezza di non essere mai abbandonato, è l’uomo della fiducia!  

Ne era ben convinto San Vincenzo de’ Paoli che alle Figlie della Carità diceva che «la speranza produce la fiducia… Dobbiamo credere che Dio vuole darci tutte le grazie necessarie per salvarci. Pertanto, chi non credesse che Dio si prende cura della nostra salvezza mediante le vie che la sua Provvidenza conosce adatte per noi, l’offende. Non essere saldi nella speranza e non credere che egli si prende cura della nostra salvezza eterna è una diffidenza che gli dispiace. La speranza consiste dunque nell’attendersi dalla Bontà divina l’adempimento delle promesse che ci ha fatto. Vi è, allora, la fiducia nella Provvidenza. Fiducia e speranza sono quasi la medesima cosa. Aver fiducia nella Provvidenza, vuol dire sperare che Dio si prenda cura di coloro che lo servono, come uno sposo ha cura della sposa e un padre del figlio. Allo stesso modo Dio ha cura di noi, anzi molto più» (SVit X, 502-503).  

Mani per il pane

Il quarto centenario della fondazione della Congregazione della Missione è, non solo per i Missionari ma per tutta la Chiesa, per tutti i credenti l’occasione per ravvivare la consapevolezza di essere segno di speranza per i poveri. Sì proprio così! Tutti siamo segno di speranza per i poveri, tutti siamo prolungamento dell’azione di Dio, tutti siamo chiamati a compiere “azioni divine”.   

Vi propongo un dipinto su tela Mani per il pane dell’artista bosniaco, fuggito dall’assedio di Sarajevo, durante la guerra nei Balcani degli anni ’90, Safet Zec. L’artista raffigura braccia e mani disperate tese fino allo spasimo verso il pane per chiedere aiuto, giustizia, libertà, misericordia. È attorno al pane che ci riscopriamo fratelli, umanità che vive, fatica, spera, gioisce.  

In quelle mani contempliamo quelle dei poveri che cercano pane … pane di giustizia, di lavoro, di amore. Contempliamo anche le nostre mani, le nostre braccia la cui fatica, insieme al sudore della fronte, testimonia il nostro amore per Dio (Cf. SVit XI, 40).  

Nel pane contempliamo anche la fatica dei poveri: «Viviamo del patrimonio di Gesù Cristo e grazie al sudore dei poveri. Quando andiamo in refettorio dovremmo sempre chiederci: “Ho guadagnato il cibo che sto per prendere?”. Io sono sovente assalito da questo pensiero che mi manda in confusione: “Misera- bile, hai guadagnato il pane che mangi? Quel pane ti viene dal lavoro dei poveri!”. Se non lo guadagniamo come loro, almeno preghiamo per i loro bisogni. I poveri ci danno da mangiare. Preghiamo Dio per loro e non passi giorno senza che li offriamo al Signore, affinché́ conceda loro la grazia di far buon uso delle loro sofferenze» (SVit XI, 201). 

Probabilmente è giunto il tempo di una rivoluzione culturale a partire dalla condivisione di ciò che siamo e di ciò che abbiamo per l’avvento di una nuova fraternità.  

La misericordia, l’abbraccio per ripartire 

Papa Francesco, nella Bolla di indizione dell’Anno Santo 2025, ha richiamato un elemento importante nella celebrazione del Giubileo: l’indulgenza plenaria che permette di scoprire quanto sia illimitata la misericordia di Dio. «È proprio il Sacramento della Penitenza che rappresenta per tutti una grande opportunità per risanarci il cuore, abbracciarci, rialzarci e riprendere il cammino. Perdonati siamo chiamati a perdonare, a permettere anche ad altri di sperimentare l’abbraccio e ripartire». 

La misericordia di Dio è la meravigliosa notizia, è il cuore della missione vincenziana. La parabola del Buon samaritano, ci mostra come l’olio (elaion) con cui unse le ferite, secondo un gioco di parole greco, conteneva la pietà (eleos) di Dio. Nell’uomo incappato nei briganti vedo il contadino di Gannes incappato nel peccato che lo teneva prigioniero di sé stesso e nel Buon samaritano vedo San Vincenzo e tutti i credenti che versano su ogni uomo e donna l’olio della consolazione e il vino della speranza, attraverso la cura e la misericordia.  

La preparazione al Giubileo sia animata dal desiderio di accostarsi con piena fiducia al trono della grazia, per ricevere misericordia e trovare grazia ed essere aiutati al momento opportuno (Eb 4,16) al fine di sperimentare la tenerezza di un abbraccio.  

L’amore, la misericordia sia per tutti un cammino che va dal cuore alle mani. 

Padre Salvatore Farì CM 
Direttore dell'Ufficio Comunicazione 
Congregazione della Missione