Rubrica: "Giubileo 400CM". Alcune date significative per la storia della nostra Congregazione

Rubrica: "Giubileo 400CM"
Gennaio: alcune date significative per la storia
della Congregazione della Missione
1 GENNAIO
L’uso di fare il primo giorno dell’anno un “atto di consacrazione” a Nostro Signore fu introdotto da S. Vincenzo nel 1644. La formula di questo atto, chiamato anche di “protesta”, è preso dall’Introduzione alla vita devota di S. Francesco di Sales con qualche ritocco. Una versione antica di tale formula l’abbiamo negli scritti di S. Luisa.
«Confidando nell’infinita misericordia del mio Dio … stando sicura sui meriti della morte del Salvatore dell’anima mia come unico fondamento della mia speranza, e in virtù di questa morte, emetto e rinnovo la sacra professione fatta a nome mio a Dio nel battesimo, e mi decido in modo irrevocabile a servirlo e ad amarlo con più fedeltà dandomi tutta a Lui». [SL A.3]
2 GENNAIO
Festa del SS.mo Nome di Gesù. S. Vincenzo aveva grande devozione al Santo Nome e introdusse l’uso di recitare le Litanie del Nome di Gesù, molto popolari a Parigi nel XVII secolo. Ne chiese alla Santa Sede l’approvazione nel 1639 e nel 1642, ma gli fu risposto che le sole litanie approvate erano quelle dei Santi e quelle Lauretane. Solo nel 1862 furono approvate da Pio IX.
3 GENNAIO 1677
Muore alla Casa Madre il fratello Bertrando Ducournau, il raccoglitore fedele e instancabile delle parole di S. Vincenzo, di cui fu segretario personale nei suoi ultimi 15 anni di vita. Era nato nel 1614 ad Amou, nelle Lande, vicino Pouy il paese natale di S. Vincenzo. Aveva una certa pratica negli affari ed anche una bella scrittura. A trent’anni si recò a S. Lazzaro per fare un corso di esercizi spirituali diretti proprio da S. Vincenzo. Ne rimase folgorato, tanto da entrare subito in Congregazione il 28 luglio 1644. Fu di una fedeltà a tutta prova ed amò tanto S. Vincenzo. Un giorno disse al suo compagno di ufficio fratel Chollier: “Ero così pieno di quello che dovevo scrivere del nostro Beato Padre che se non avessi scritto, penso che sarei scoppiato!”. (EV 11)
8 GENNAIO 1632
S. Vincenzo prende possesso della casa di S. Lazzaro, che diventerà negli anni futuri il suo quartier generale. Eppure all’inizio non ne fu entusiasta. Faticò ad accettare la proposta di Adriano Le Bon, il priore dei canonici di S. Vittore, del ramo agostiniano, che gliela cedette insieme ai 32 ettari di terra di cui era dotato il priorato. Alla fine S. Vincenzo cedette alle insistenze senza andare mai a vedere i possedimenti. Il priorato comprendeva due complessi abitativi, separati da una strada. A nord c’erano delle case isolate, contornate da giardini: erano le case e la cappella dei lebbrosi. A sud, sorgeva un vasto insieme di costruzioni: una Chiesa gotica con il chiostro, la casa dei canonici, una prigione, una colombaia, un granaio, un mulino a vento, stalle, scuderie, macellerie e magazzini. Il tutto intramezzato da cortili e giardini. Infine, facevano parte del priorato terreni e case in varie regioni della Francia. Le rendite erano certamente grosse, ma le spese per mantenere i possedimenti erano altrettanto grandi. Quando S. Vincenzo entrò per la prima volta a S. Lazzaro vide gli stabili cadenti e in condizioni penose, per la scarsa capacità dei canonici di saperli amministrare. Nelle prigioni c’erano alcuni giovani inetti o ribelli, e alcuni poveri pazzi. S. Vincenzo nutrì sempre per loro un affetto particolare. Fu per i “poveri pazzi di S. Lazzaro” che S. Vincenzo rimase in quella casa.
12 GENNAIO 1633
Il Papa Urbano VIII firma la Bolla “Salvatoris Nostri” che approva la Congregazione della Missione. E’ una delle date ritenute importanti da S. Vincenzo. L’approvazione pontificia fu un assillo costante di S. Vincenzo, costata 5 anni di trepidazione e di duro lavoro. La prima domanda al Papa fu fatta nel luglio del 1628. Fu respinta il 22 agosto. Una seconda domanda, un po’ diversa dalla prima, ebbe la stessa sorte il 25 settembre. Allora S. Vincenzo giudicò necessario mandare stabilmente a Roma un missionario per seguire da vicino tutto l’iter di approvazione. Scelse il padre Francesco Du Coudray, l’uomo di cultura della Congregazione, che seppe destreggiarsi molto bene tra gli uffici della Curia romana. Il ritardo dell’approvazione pontificia fu causato da qualcuno che non vedeva di buon occhio la nascita della nuova Congregazione, fra cui alcuni parroci di Parigi e il Cardinal de Berulle. S. Vincenzo era a conoscenza della cosa, tanto che scrisse al Du Coudray il 12 luglio 1632: “E’ vero, si cerca di imbrogliare la cosa, anche da parte di coloro da cui dovremmo aspettarci la più grande assistenza … voi però agite il più cristianamente possibile verso coloro che vi creano imbarazzi. Io, grazie a Dio, non solamente non sento avversione per loro, ma cerco di onorarli e amarli di più”. (Coste I, 179-80)
24 GENNAIO 1617 (o alcuni giorni prima)
Confessione del contadino di Gannes. La RIVELAZIONE del bisogno spirituale estremo delle popolazioni della campagna. Così racconta il fatto S. Vincenzo molti anni dopo.
«Chiamereste umana l’origine delle nostre Missioni? Un giorno fui chiamato a confessare un pover'uomo gravemente ammalato, che godeva riputazione d'esser uomo migliore, o almeno uno dei migliori del suo villaggio. Eppure era carico di peccati che non aveva mai osato manifestare in confessione, come lo dichiarò poi lui stesso ad alta voce in presenza della defunta signora Gondi, dicendole: "Signora, se non facevo una confessione generale, ero dannato, a causa dei gravi peccati che non ho mai osato confessare". Quell'uomo morì, e la detta signora, avendo riconosciuto da questo la necessità delle confessioni generali, desiderò che facessi il giorno dopo una predica su tale argomento. Io la feci e Dio la benedì tanto che tutti gli abitanti del luogo fecero poi la confessione generale e tale fu la ressa che dovetti far venire due padri gesuiti per aiutarmi a confessare, predicare e fare il catechismo». [Coste XII, 7-8 – 1658]
25 GENNAIO 1617
Prima predica della Missione a Folleville (mercoledì, festa della Conversione di S. Paolo).
«Nel mese di gennaio 1617, il giorno 25, festa della conversione di san Paolo, la signora de Gondi mi pregò di fare una predica nella chiesa di Folleville per esortare gli abitanti alla confessione generale; e lo feci. Ne mostrai l’importanza e i vantaggi, insegnando poi il modo di farla bene. Dio gradì con tanta benevolenza la fiducia e la buona fede di questa dama (perché il gran numero e l’enormità dei miei peccati avrebbero impedito il frutto di tale azione) che benedisse la mia predica, e quei buoni contadini furono talmente toccati da Dio che si presentarono tutti per fare la confessione generale. Continuai ad istruirli e a disporli ai sacramenti. Poi cominciai ad ascoltarli. Ma la ressa era tanta che, non potendo farvi fronte con un altro sacerdote che mi aiutava, la signora de Gondi mandò a pregare i reverendi padri gesuiti di Amiens di venire in nostro aiuto. Scrisse al reverendo padre rettore che venne lui stesso, ma non potendosi trattenere che per poco tempo, mandò al suo posto il reverendo padre Fourché della medesima compagnia, il quale ci aiutò a confessare, predicare, catechizzare e, per misericordia di Dio, non gli mancò il lavoro. Andammo poi in altri villaggi di quel territorio, sempre appartenenti alla signora de Gondi, e facemmo come nel primo. Vi fu gran concorso di gente e Dio dette ovunque la sua benedizione. Ecco la prima predica della Missione e il buon esito che Dio le dette nel giorno della conversione di san Paolo. E di certo la cosa non accadde proprio in quel giorno senza un disegno prestabilito di Dio». [Coste XI, 4-5, prima del 1638]
31 GENNAIO 1618
S. Vincenzo rinuncia definitivamente alla parrocchia di Chatillon-les-Dombes, per stabilirsi di nuovo a Casa Gondi a Parigi, non più come precettore dei figli, ma come Cappellano di famiglia e degli abitanti dei loro possedimenti a nord di Parigi. Inizia per S. Vincenzo il periodo entusiasmante delle missioni in campagna e dello stabilimento delle Carità nei luoghi di missione.
