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«Trasfigurati dall’Amore di Cristo». Commento al Vangelo della II Domenica di Quaresima (Anno C)

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II Domenica di Quaresima (Anno C) 
«Trasfigurati dall’Amore di Cristo»

di Padre Rrok Shporaj CMDal Vangelo secondo Luca 
Lc 9,28b-36

In questa seconda domenica di Quaresima l’evangelista Luca ci porta in alto, in una montagna, a pregare con Gesù. Non è la prima volta che Gesù prega sul monte. 
Nella tradizione biblica “il monte” è il luogo privilegiato dell’incontro dell’uomo con Dio; luoghi di “teofania”. 
Siamo in alto perché possiamo vedere la realtà diversamente; in alto perché possiamo intravedere il Calvario quale luogo di trasfigurazione corporea e spirituale. 

L’episodio lucano della Trasfigurazione si situa tra il primo (Lc 9,22) e il secondo annuncio della passione (Lc 9,44). Questa trasfigurazione, senza dubbio, mirava soprattutto a rimuovere dall’animo dei discepoli lo scandalo della croce, perché l’umiliazione della Passione, volontariamente accettata, non scuotesse la loro fede, dal momento che era stata rivelata loro la grandezza sublime della dignità nascosta del Cristo (Dai «Discorsi» di san Leone Magno). Mosè ed Elia parlavano con lui del suo “esodo” (Lc 9,31) che avrebbe compiuto a Gerusalemme. La trasfigurazione è un’anticipazione della risurrezione-ascensione. È ciò che sarà di me e di te, figli amati dal Padre. Infatti, i tre Apostoli godono di un attimo di “paradiso”: «Maestro, è bello per noi essere qui». Cosa proviamo quando preghiamo? Quando stiamo davanti al Santissimo? 
Per Pietro, Giacomo e Giovani è l’ideale contemplare Gesù in gloria, il quale vuole manifestare ai suoi tre amici la luce interiore che lo ricolma quando prega. La preghiera illumina e orienta le decisioni esistenziali. In Lui loro posso vedere ciò che Dio vede in Cristo (don Fabio Rossini). La preghiera ci rende trasparenti. 

Per i Discepoli non è tutto chiaro, perché sono addormentati e provano abbastanza paura. Mio nonno una volta mi raccontava che era rimasto “bloccato” dalla nube in una montagna. È una sensazione bruttissima perché non ti puoi muovere e non puoi vedere nulla e ogni movimento sbagliato può esse fatale. 
Nel cuore di tante persone c’è sofferenza e paura per il disagio delle malattie, di una relazione finita male, per la dipartita di un proprio caro, per le epidemie, le calamità naturali che provocano tanta miseria e solitudine. A volte Dio ci parla in queste esperienze di paura, di non chiarezza. «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!». Ecco la voce di Dio, ecco il suo invito per questa domenica. 
Sono parole di un’Alleanza eterna «perché la nostra cittadinanza è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso, in virtù del potere che egli ha di sottomettere a sé tutte le cose» (Fil 3,20-4,1) 

Ascoltiamolo! E saremo Trasfigurati. 
Ascoltiamolo! Perché ci ha amati per primo. 
Ascoltiamolo! Perché Lui è la nostra Speranza. 
Ascoltiamolo! Perché ci ha rendenti con la sua Croce.