Da Siena a Buonconvento: Dorela racconta il suo cammino di fede e amicizia

«La fatica diventava una conquista, il cammino una scoperta», così racconta Dorela la sua esperienza di “Cammino e Carità” sulla Via Francigena
Dal 31 maggio al 2 giugno la Pastorale Giovanile Vincenziana ha promosso un’esperienza di “Cammino e Carità” lungo la Via Francigena, coinvolgendo 35 giovani provenienti da diverse realtà, tra cui 4 giovani arrivati dall’Albania accompagnati da Padre Rrok.
Il pellegrinaggio è iniziato a Siena, presso le Figlie della Carità, ed è proseguito attraverso Monteroni d’Arbia fino a raggiungere Buonconvento. Sono stati giorni intensi di condivisione, incontro, preghiera e servizio, durante i quali i partecipanti hanno potuto sperimentare la bellezza del camminare insieme, mettendosi in ascolto di Dio e degli altri.
Tra i partecipanti c’era anche Dorela Marashi, del Gruppo Giovani Albania, che ha voluto condividere la sua testimonianza e raccontare le emozioni vissute durante questa significativa esperienza.
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«Raccontare questa esperienza per me è un riconoscimento e un privilegio che mi è stato affidato, e spero di riuscire a trasmettervelo con la stessa bellezza con cui l’ho vissuta.
Mettermi in cammino per due giorni consecutivi non era affatto nei miei programmi, nemmeno in quelli più lontani. Eppure mi sbagliavo. Una telefonata, una conversazione, e l’invito è arrivato, sconvolgendo ogni mio progetto del momento e mettendo al primo posto due giorni di lungo cammino.
Se mi chiedeste come ho accettato, non saprei darvi una risposta precisa, perché per me non esiste una spiegazione unica. È stato uno di quei momenti in cui sembra che qualcosa ti chiami senza darti troppe spiegazioni e, oggi più che mai, credo che dietro quella chiamata ci fosse Dio.
Dico Dio perché tutto sembrava essere guidato dalla Sua mano, che lavorava affinché questa esperienza diventasse così indimenticabile. Solo grazie a Lui siamo riusciti a racchiudere in uno zaino tutto ciò di cui avevamo bisogno per due giorni e a continuare a percorrere chilometri che sembravano non finire mai.
Ma questa era soltanto una sensazione della nostra mente, perché con la compagnia giusta ogni chilometro pesava meno e passava più in fretta. La fatica diventava una conquista, il cammino una scoperta, e il proseguire del viaggio era sempre motivo di speranza. Il sudore e l’impegno venivano ricompensati da sorrisi che restano a lungo sul volto e lo rendono ancora più luminoso.
Questo pellegrinaggio mi ha insegnato ad affrontare il dolore, a portarlo con me ovunque vada e a imparare da esso ciò che di meglio può offrire. Mi ha insegnato che uscire dalla propria zona di comfort sarà sempre una sfida degna di essere vissuta, anche solo per pochi istanti.
Per non dilungarmi oltre, desidero ringraziare di cuore tutti gli organizzatori per il tempo, la dedizione, l’accoglienza, il lavoro instancabile e tutto l’amore che ci hanno donato.
Ci sono viaggi che finiscono quando si torna a casa, ma ce ne sono altri che continuano a vivere dentro di noi per molto tempo. Per me, questo è stato uno di quelli».
Dorela Marashi
Gruppo Giovani Albania
